Christian Polti e il C’entro di Dongio  (agosto)

 

 

Che cosa la lega alle Tre Valli?

Sono originario della Valle di Blenio, perché i miei nonni erano di Olivone; da giovane andavo sempre a passare le vacanze estive da loro. Ora faccio parte degli Amici del Sosto e da tre anni lavoro al 60% a Dongio per il centro giovanile. Conosco molti ragazzi e i loro genitori, questo mi lega alla Valle in modo bello e profondo.

 

Se avesse una bacchetta magica, che cosa aggiungerebbe e cosa toglierebbe a questa regione?

Un lido o una piscina: ho notato che molti giovani hanno difficoltà a nuotare. Io che sono cresciuto a Bellinzona invece ho avuto la possibilità, da bambino, di seguire corsi gratuiti di nuoto. Ma qui questa offerta non c’è, perciò sì, aggiungerei la piscina... e toglierei il vento a Acquarossa.

 

Se pensa a offerte o servizi di cui c’è bisogno secondo lei, a quale darebbe la priorità?

Sempre alla piscina, così non spreco la bacchetta magica... Si potrebbe usare una spiaggetta del fiume Brenno e creare un piccolo lido naturale. È la Valle del Sole, quindi la materia prima c’è! Per il resto credo che i giovani qui non possano lamentarsi: ci sono mezzi pubblici, associazioni, attività di ogni tipo. Manca proprio solo quello.

 

Se potesse invitare qualcuno a trascorrere un paio di giorni con lei nelle Tre Valli, chi inviterebbe e che programma gli proporrebbe?

Il Consiglio di Stato. Inviterei il vertice della politica ticinese un mercoledì pomeriggio e gli farei vedere cosa facciamo qui al C’entro.

 

Se lei fosse una pianta delle nostre, che pianta sarebbe e dove crescerebbe?

Sarei una betulla, perché è flessibile (si piega, almeno fino a un certo punto), e crescerei in un posto tra la Vetta e la Valle sulla strada in modo da poter essere raggiunto.

 

Qual è la scena che non potrebbe assolutamente mancare se qualcuno facesse un film sulla sua vita?

L’anno scorso con i ragazzi del Centro giovanile di Dongio siamo stati in un posto bellissimo, a pescare e passeggiare. Abbiamo piantato le tende e acceso il fuoco la sera; è stato veramente particolare, divertente. Mi piacerebbe se ci fosse quella scena, in un film su di me.

 

Che cosa la rende più fiero e orgoglioso della nostra regione?

Sono orgoglioso delle mie origini, sono fiero del sentimento di appartenenza che provo; mi fa stare bene se qualcuno mi parla della mia famiglia, qualcuno che ha conosciuto i miei nonni di Olivone, che erano molto benvoluti.

 

Infine, ci consigli una lettura e una ricetta.

Suggerisco il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, per il suo senso di vendetta, la pazienza, il saper attendere il momento giusto senza cedere alle emozioni, tendendo al proprio scopo senza farsi distrarre.

 

La ricetta: propongo il filetto al pepe verde. Lo scotto e lo cuocio con una salsa di panna, fondo di carne e grani di pepe verde. Lo servo su un letto di rucola insieme a un contorno di patate arrosto.

Whatsalp incontra la Valle di Blenio                                                                                                      luglio 2017

Sono partiti il 3 giugno da Vienna per una marcia transalpina lunga quattro mesi, attraversano confini di stato, montagne, passi alpini, valli, comuni e città per arrivare il 29 settembre a Nizza, sulle sponde del Mediterraneo. Lo scopo di questa insolita traversata dell’arco alpino? Documentare la situazione attuale e il mutamento delle regioni alpine, dice Dominik Siegrist, uno dei membri di Whatsalp. A piedi, infatti, si possono cogliere molti aspetti che altrimenti andrebbero persi. Il gruppo di escursionisti segue in gran parte il tracciato percorso da loro stessi già 25 anni fa, con la denominazione TransALPedes: la comparazione permetterà loro di rilevare l’effetto delle azioni umane, in positivo come in negativo.

A circa metà strada del percorso, il 3 agosto, Whatsalp farà tappa in Valle di Blenio. L’associazione Blenio Viva, in collaborazione con il centro giovanile C’entro e gli Amici del Sosto, organizza per l’occasione un incontro con la popolazione della Valle. Un incontro che vuole essere intergenerazionale e di scambio, che permetterà, da una parte, agli ospiti di Whatsalp di conoscere la realtà della nostra valle attraverso le voci giovanili e dei video da loro realizzati, e, dall’altra parte, a noi bleniesi partecipare alle testimonianze raccolte da Whatsalp.

L’incontro, aperto a tutti, avrà luogo il giovedì 3 agosto, a partire dalle ore 19:00, al Centro giovanile di Dongio.

Segue grigliata in compagnia.

Più info su Whatsalp si trovano su www.whatsalp.org (in tedesco e inglese).

 

È anche possibile accompagnare il gruppo Whatsalp per una o più tappe. Le iscrizioni possono essere fatte sul sito sopra indicato. 

STRATEGIE DI VENDITA ED ETICA            (giugno 2017)

 

 

Come molti lettori già sanno, le attività socio culturali giovanili in valle di Blenio sono finanziate in parte dai Comuni di Acquarossa, Serravalle e Blenio, e in parte dal Cantone Ticino dip. Dss.

Tali attività sono un servizio gratuito rivolto ai cittadini residenti nel distretto da parte degli Enti finanziatori.

Esserne il responsabile presuppone anche la gestione della parte finanziaria, i criteri richiesti dall’amministrazione Cantonale prevedono dei preventivi e dei consuntivi annuali, che poi in sede di verifica possono essere accettati oppure no.

Amministrare un budget col denaro pubblico richiede, oltre a un senso di responsabilità, una buona dose di oculatezza, in special modo in questo periodo di recessione economica. Ma oltre a questo, nel limite del possibile e quando il servizio lo richiede, impiegare il denaro facendo a capo al territorio dove viene svolta la propria attività professionale, non esistono direttive Cantonali in merito, ma l’etica professionale suggerisce tale prassi.

Le spese inerenti al mio settore di attività sono molteplici e tutte classificate in sede di preventivo e consuntivo, se per interventi strutturali, fornitura di materiale e accesso a determinati servizi si fa a capo a ditte locali, la stessa procedura viene esercitata per le commesse alimentari, ed è proprio di questo che vorrei parlare.

In un’ottica di gestione oculata delle finanze, anche nelle spese alimentari bisogna trovare dei compromessi e dei parametri, così riassunti:

 -fare a capo al territorio

- qualità/prezzo sostenibile

- grandi quantità

Cercando di soddisfare questi parametri mi sono purtroppo accorto che, le grandi catene di distribuzione di alimentari non forniscono gli stessi prodotti venduti nei centri urbani,  rispettivamente nelle valli periferiche, infatti cercando in tutta la valle di Blenio determinati prodotti a “budget” famigliare nei discount e filiali di note catene di vendita di alimentari a livello Nazionale, ho constatato la loro quasi totale assenza nella versione a prezzo contenuto.

Mi chiedo dunque il motivo di tale scelta strategica e di “marketing” in atto dai noti distributori Nazionali, se nei centri urbani una famiglia numerosa può scegliere tra un prodotto di marca e uno a basso costo, in valle di Blenio, per la maggior parte dei prodotti, la stessa famiglia non potrà fare a capo a questo risparmio.

Pur trovando discriminante tale prassi, e immaginando che dietro a questo si nascondi una ben definita strategia di vendita, mi sono visto costretto nello scegliere punti vendita presenti nei centri urbani (Castione e/o Bellinzona).

È difficile comprendere tutto ciò quando anche a livello personale ho sempre cercato di fare a capo a servizi locali anche a livello personale (meccanico, pagamenti postali, macellerie ect).

 

Ora gli acquisti alimentari inerenti alle attività professionali saranno fatti prevalentemente nei centri urbani in ottica di una corretta gestione finanziaria del “budget” a disposizione, ma di conseguenza del denaro non circolerà sul territorio, certo una goccia nel mare di cui nessuno mai se ne accorgerà, ma come detto prima, è una questione di etica…

GIORNATA DELLE ATTIVITÀ GIOVANILI AL POLISPORT DI OLIVONE

(aprile 2017)

 

 

Sabato 20 maggio, a partire dalle ore 10.00 ca al polisport di Olivone si terrà la manifestazione delle attività giovanili promossa dal C’entro dei Comuni di Acquarossa, Serravalle e Blenio, dal Cantone Ticino DSS/UFAG e da Giovanimazione.

La giornata è stata pensata, ideata e organizzata appositamente per le famiglie, con attività per i giovani ma anche per gli adulti, sia negli spazi esterni come anche quelli interni del polisport di Olivone.

Saranno coinvolti i Centri giovanili Ticinesi, le società e le associazioni della valle di Blenio, gli enti e le istituzioni inerenti alla realtà giovanile del Cantone Ticino.

Saranno proposti giochi, attività, musica dal vivo, intrattenimento e bancarelle informative, una mescita, il pranzo, la cena, un banco del dolce e gelati artigianali.

Durante il pomeriggio interverranno con brevi discorsi di presentazione le autorità Comunali e Cantonali per poi lasciare spazio alle proiezioni “cinematografiche” e “documentaristiche” inerenti al progetto videoclip Life-Time (proiettato recentemente a Castellinaria) e al documentario prodotto in collaborazione con Pro Juventute ma ideato, girato e montato dai giovani della valle di Blenio. Seguirà un brano (cover) suonato dai ragazzi del C’entro per poi lasciare spazio al giovane dj Timoteo, dopo di ché, spazio ai professionisti con il gruppo insidevening fino alla cena dove è prevista una grigliata. Il pomeriggio sarà condotto dal presentatore della rsi Luca Mora. Per terminare la manifestazione, spazio al ballo con il gruppo amici di montagna fino alle ore 1.30 ca.

 

Non sono entrato nei dettagli appositamente per non svelare le numerose “sorprese” previste, ma posso assicurare già sin d’ora che tutti i presenti potranno trovare qualcosa di loro interesse

IL  WEB IN SACCOCCIA                    (marzo 2017)

 

Non sono un esperto informatico, ne tantomeno in telefonia mobile, ma essendo in contatto con tutto ciò che ruota attorno ai giovani per professione, alcune riflessioni spesso me le faccio.

Contrariamente a quello che molti credono, la fascia di età di ragazzi e ragazze possessori di uno smart phone (nate - telefonino),  è in forte calo, e non solo nei centri urbani densamente popolati. Spesso sono gli stessi genitori a regalarlo ai propri figli,  con l’intenzione di potersi dotare di uno strumento di controllo sugli stessi giovani o giovanissimi (a volte anche i età da scuola elementare), una sorta di prolunga genitoriale per gestire ritardi, emergenze e rimanere perennemente connessi alla propria prole, altre volte invece viene regalato o forse meglio “fornito” per evitare al proprio figlio di essere  diverso da tutti i suoi coetanei possessori di smart phone, e anche se una parte di genitori irriducibili riesce a “tenere duro” e a non cedere alla tentazione di entrare in uno shop di telefonia mobile, ci pensa la nonna o la pro zia a premiare i nipoti regalandogli l’ultimo modello di cellulare (natel). Difficile resistere, anche perché tutti gli operatori di telefonia mobile, avendo fiutato l’affare da tempo, incentivano le vendite con prezzi irrisori, la stipulazione di nuovi contratti con agevolazioni irresistibili compreso un dispositivo nuovo e fiammante quasi a costo zero.

A questo punto i ragazzi sono perennemente raggiungibili, e anche noi per loro, consentendoci di alleviare i sensi di colpa per possibili ritardi, imprevisti ect. Ora, le domande sono le seguenti; cosa possono fare i ragazzi (o bambini) oltre a telefonare e inviare sms (messaggini)? Con una carta pre pagata possiamo essere sicuri che abbiamo messo loro un limite di spesa e di connessione al web (internet)? Oltre che a tenerli occupati e soprattutto silenziosi al ristorante, in auto e in vacanza, cosa possono fare con lo smart phone?

Vediamo se riusciamo a fare un poco di chiarezza, usando parole con concetti semplici, e magari riuscire a capire che tipo di strumento abbiamo dato in mano ai nostri figli.

Smart phone (apparecchio telefonico palmare intelligente e multifunzionale) oltre che gestire le telefonate vocali, spedire e ricevere messaggi di testo (sms), ha la capacità di connettersi a internet, sia tramite la connessione 3 o 4G (collegamenti dati) sempre più veloci e performanti, oppure tramite wi-fi gratuitamente a qualsiasi router (dispositivo di rete che trasmette il segnale internet senza cavo)  domestico, aziendale o pubblico, basta essere in possesso della password (a volte non serve password) , a questo punto, i nostri figli possono navigare liberamente in internet gratuitamente, anche con una pre pagata. Ma essere collegati a internet tramite telefonino cosa comporta?

Essere collegati a internet permette tramite accattivanti app (applicazioni) diverse, di accedere a determinate funzioni e servizi premendo semplicemente delle icone (elementi grafici stilizzati) presenti sullo schermo, ne esistono a migliaia ma le più usate dai giovani sono i giochi, chiamarli giochi è forse riduttivo, in quanto queste applicazioni permettono di giocare interagendo (collegandosi) con i propri amici, che possono essere nelle vicinanze, oppure con degli sconosciuti dall’altra parte del globo, questi giochi permettono anche l’interazione tra giocatori, sia verbalmente e visivamente, che tramite messaggi di testo o vere e proprie chat in tempo reale, inoltre si è facilmente localizzabili con un margine di poche centinaia di metri dal luogo in cui ci si è connessi (antenna dell’operatore o router). Oltre a questo genere di applicazioni, vanno molto di moda, e non solo tra i teenagers, quelle di messaggistica istantanea che permettono di inviare e ricevere, oltre ai messaggi di testo, immagini, musica, filmati e file (contenitore di informazioni), queste applicazioni permettono anche di vedere quando (giorno e ora) ci si è connessi all’applicazione in questione.

Abbiamo poi una miriade di applicazioni inerenti ai social media che permettono lo scambio di contenuti tra gli utenti, e quando si dice scambio di contenuti, si intende qualsiasi contenuti, testi, immagini (comprese quelle scattate col proprio dispositivo), concetti, opinioni, riflessioni, sfoghi, luoghi, informazioni (anche personali), emozioni, filmati e file scaricati da internet.

Queste applicazioni appena descritte, sono le più comuni usate tra i giovani, ma ne esistono una moltitudine, anche di utili, allarme emergenze, orari dei treni, servizi meteo, notizie ect.

Non volendo addentrami troppo in profondità in tutto quello che può svolgere uno smart phone di ultima generazione, in quanto le possibilità sono quasi infinite e di difficile controllo, alcune regole da seguire, ma anche alcune informazioni di base da assimilare si impongono, e sono le seguenti.

 

- anche quando il dispositivo è spento, si è localizzabili (margine di poche centinaia di metri).

- niente è gratuito, nemmeno quando lo é.

- non esiste privacy.

- ciò che è illegale nel mondo reale, lo è anche sul web.

- mai e dico mai, fornire i propri dati personali o immagini a sconosciuti.

- avere sempre una password di blocco e sblocco del proprio dispositivo.

- essere consapevoli di avere una video camera frontale sul proprio dispositivo e che esistono programmi intrusivi (virus) in grado di accedere al vostro palmare e di spiarvi.

- ciò che si scrive, invia, riceve e si trasmette rimane per sempre, eliminare dal proprio dispositivo non basta.

- il non rispetto della privacy altrui è perseguibile penalmente. (compreso scattare foto o filmare  terzi senza consenso).

-per mantenere un minimo di privacy è consigliabile entrare nelle impostazioni del dispositivo e delle applicazioni modificando i parametri quali la geo localizzazione, l’ultimo accesso, le preferenze, la cronologia, l’accesso alle immagini archiviate sul dispositivo, la connessione dati, il wi-fi ect. (può sembrare complicato ma è sicuramente utile per personalizzare lo smart phone a secondo delle proprie esigenze o condivisioni.

 

 

Senza voler generare allarmismi, gli smart phone di oggi sono degli strumenti complessi e di difficile gestione, sia per gli adulti ma in special modo per i giovani. A volte basta solo usare un poco di buon senso, ma soprattutto essere consapevoli di che tipo di strumento stiamo dando in mano ai nostri giovani, renderli attenti delle insidie del web e avere un controllo di che tipo di uso facciano del proprio dispositivo. Prevenire… è meglio che curare, non solo per i giovani.

IERI COME OGGI?           febbraio 2017

articolo tra il serio e il faceto ispirato a delle riflessioni di Enrica Tesio

 

IL CINEMA.

Oggi. Esce il nuovo film della Disney e le mamme della chat si scatenano: “è adatto al mio bimbo di undici anni? No, perché lui  è tanto sensibile, piange ogni volta che muoiono i pidocchi della pubblicità anti-pediculosi” o i Dodi nel cartone “l’era glaciale”.

 

Ieri. Il bambino anni 70-80 ha visto sprofondare il cavallo di Atreiu (dal film “la storia infinita”) nelle paludi della tristezza. Oppure i Gremlins friggere in un forno a microonde, per non parlare della scena del sacchetto di pop corn al cinema del film “al tempo delle mele”…

 

Oggi. Prima del film i genitori passano in rassegna ogni tipo di recensione o valutazione di esperti di film per ragazzi, comprano pop corn e bevande varie e si dotano dell’alzatina per far godere il film al figlio. Nel caso l’alzatina non sia sufficiente decapitano gli astanti.

 

Ieri. Non mi è chiarissimo perché, ma al cinema si entrava più o meno sempre a film iniziato e poi si aspettava lo spettacolo successivo per vederne l’inizio. Ci si sedeva sul cappotto di papà arrotolato sotto le chiappe con le chiavi di casa nella tasca che ti si conficcavano in una coscia.

 

LE MINACCE.

Ieri. “Christian conto fino a tre e poi vedi. Christian 1, Christian 2, Christian 3. Aggiudicato a Christian una scarica di legnate, una ciabatta volante o un battipanni (versione plastificata anni 70-80).

 

Oggi. “Marco conto fino a 3 e poi vediamo se 4, 5 o 6 sono ancora lì dove immaginavamo che non si sa mai, ‘sti numeri burloni fanno certi scherzi…” va bhé, non farlo più eh?

 

IL MEDICO.

Ieri. C’era il pediatra. Il mio fumava il sigaro mentre mi visitava, non scherzo. Il pediatra anni settanta aveva un solo grande nemico: i pidocchi. In classe a scadenze regolari si manifestavano vere e proprie infestazioni di pidocchi, unico rimedio, oltre al taglio dei capelli, il catrame!

 

Oggi. C’è wikipediatria! Perché rivolgerti a un medico quando hai le bufale di internet a disposizione?

 

LO SPORT.

Ieri. Lo sport per l’infanzia era roba da snob. Danza per le bambine, judo o ginnastica artistica  per i maschi. Nuoto se avevi la scoliosi. Poi c’era l’ immancabile settimana con lo sci club, dove i miei genitori potevano finalmente respirare ossigeno puro. La settimana con lo sci club non era una possibilità, era un obbligo, nessuno mai ha osato farsi venire a prendere dai genitori per attacchi “malinconici”, cibo non gradito o presunti atti di bullismo (elargito o subito).

 

Oggi. Il bambino moderno di attività sportive ne fa almeno tre, più che altro perché i genitori si sentano giustificati a scrivere lettere aperte sui compiti impossibili da finire, se fai almeno tre attività sportive diverse sei un bambino moderno. Se poi le attività sono particolari tipo nuoto pinnato o scherma, sei ancora più al top.

 

LA FESTA.

Ieri. I compleanni del bambino anni 70-80 erano in famiglia: si sospendeva la criogenesi alla bisnonna che presenziava al soffio delle candeline (usate), si scattava la foto seppiata vestiti con la salopette (in caso di compleanno di maschio) o la gonna scozzese (in caso di compleanno femminile) e via. Immancabile la torta “foresta nera” comprata alla Migros.

 

Oggi. I compleanni del bambino moderno partono dal prediciottesimo (mese) con l’animazione dello splash di Rivera a ferragosto e di Ronald mc Donald in inverno. Oggi fanno i pigiama party. Ai miei tempi non c’era quest’abitudine e meno male, io con i pigiama della calida che mi faceva mettere mia madre avrei scatenato episodi di bullismo fino all’università.

 

IL NATALE.

Ieri. Arrivava il Gesù bambino e si andava a dormire alle 21 dopo aver cenato con la fondue di formaggio, il giorno seguente ci si alzava alle 7.00, si aprivano i regali sotto l’albero (che aveva perso la maggior parte degli aghi perché nostro padre era andato 3 settimane prima, in tempi non sospetti, a tagliarlo di nascosto nel bosco) e poi si era obbligati telefonare (con il fisso) alle varie pro zie per ringraziarle dei 13 pigiami ricevuti, del gioco del capo stazione (con tanto di paletta e fischietto), dei Lego (semplici mattoncini), del meccano per i più ingegnosi, e per i più grandicelli il profumo demin o l’acqua velva e il deodorante axe.

 

Oggi. Arriva babbo Natale (ma già all’età di 12 mesi non ci si crede più), alla vigilia si va a dormire alle 23 perché si è stati in giro per mercatini Natalizi, villaggi di Natale e aperitivi vari, il giorno seguente ci si alza alle 11, si aprono i regali sotto all’albero plastificato ma griffato “Chanel” e in seguito, con molta calma (ma molta) si mandano messaggi in wahtapps con tanto di selfie con tutta la famiglia col berretto da babbo Natale,  per ringraziare dei regali ricevuti tipo: tablet ultima generazione, drone volante e per i più promettenti, libri sull’auto stima e come crescere sereni, felici e possibilmente moderni.

 

LA VERITÀ PEDAGOGICA.

Oggi. “Ai bambini bisogna spiegare le cose guardandoli negli occhi, dicendo loro sempre la verità” e mettendosi costantemente in discussione.

 

Ieri.“Christian, i bambini in Africa muoiono di fame perché tu non hai mangiato le tue verdure”. Comportati bene o verrà il Babau a prenderti.

 

GLI INTEGRATORI.

Oggi. Gocce di fluoro, vitamine a b c d, eleuterococco e uncaria, propoli, oscillococcinum…

 

Ieri. Un cubetto di zucchero imbevuto nella grappa oppure latte e grappa del nonno che fa crescere (alcolizzati) e, naturalmente, l’olio di palma. Ci siamo fatti fuori Palm Beach sotto forma di righe di cioccolata su una fetta di pane del giorno prima, i più fortunati bevevano il “tiki”, una polvere misteriosa da sciogliere in acqua e dal colore improponibile, sprigionava una schiuma che oggi definiremmo tossica. Non si può scordare poi la santissima trinità della salute rappresentata da: Olio di Fegato di Merluzzo, Vicks Vaporub e la purga in polvere da sciogliere nel latte. Per i traumi, qualsiasi trauma, si spalmavano quantità industriali di Euceta. Un’infanzia a pois rossi alla Pimpa profumando come boschi di conifere.

 

CONSAPEVOLEZZA GENITORIALE.

Oggi. “Oddio sono un genitore imperfetto, forse non sono all’altezza di questo compito, sto facendo solo danni?”.

 

Ieri. Cosa ho fatto per meritare un figlio così? È tardi per scambiarlo con quello dei vicini?

 

I NONNI.

Oggi. I genitori che lasciano i figli ai nonni pretendono che seguano corsi di aggiornamento a tema canzoncine, giochi Montessoriani, tecniche di spinta dell’altalena.

 

Ieri. Mia nonna Agnese mi usava per pulire la casa e mio nonno Ruggero per sistemare il giardino.

   

Ieri. Per le feste le nonne si sbizzarrivano e preparavano dolci di ogni sorta da portare in classe. I dolci erano dolci, con burro, farina, uova, cioccolato, zucchero. Se contenevano mele valevano come frutta, naturalmente.

 

Oggi. Se la nonna fa un dolce per la scuola deve prima ospitare l’ufficio Cantonale d’igiene al completo nella cucina, e vedersi portare via la torta dentro il cellophan come una prova di reato.

 

MUSICA.

Oggi. Solo Mozart da quando il piccolo è in pancia, perché la musica è fondamentale per l’equilibrio psicofisico. In seguito corsi di tamburo Tibetano e percussioni Islandesi, perché il senso del ritmo scandisce la vita interiore e fluidifica l’animo.

 

Ieri. La canzone alla fiera dell’est: “E venne l’angelo della morte che prese il macellaio che uccise il toro (e poi c’era anche un bastone che picchiò il cane che morse il gatto, per non farsi mancare niente), giusto per tenersi allegri… Immancabile il flauto plastificato per I più fortunati, per tutti gli altri la musica era unicamente imparare a memoria le hit musicali scolastiche quali “vecchio scarpone”, “la macchina del capo” e “ci vuole un fiore”.

 

 

Ora. Abbiamo scherzato, i tempi cambiamo, si spera in meglio, ma forse, ogni tanto, qualche riflessione andrebbe magari fatta…

 

 

 

 

 

 

 

RETROSPETTIVA 2016 (gennaio 2017)

Si è da poco concluso il 2016, particolarmente soddisfacente a livello di quantità ma anche di qualità in ambito alle attività giovanili nei Comuni di Acquarossa, Serravalle e Blenio.

Confermata la tendenza dell’aumento della partecipazione dei giovani, soprattutto provenienti dal Comune di Blenio, mentre sono rimasti stabili quelli dei Comuni di Serravalle e Acquarossa comunque in aumento anch’essi, in generale si è constatato un aumento generale del 300% rispetto al 2015, questo fattore può anche essere ricondotto al lavoro di presentazione fatto in collaborazione con le scuole elementari e medie e all’implementazione del progetto pilota “peer to peer” (comunicazione tra pari), cioè quando sono i giovani stessi a comunicare tra pari su tutto ciò che ruota attorno alle attività giovanili organizzate.

Nel dettaglio durante l’anno appena trascorso si è portato a termine il progetto video clip “life-time”, vi hanno partecipato ca 30 ragazzi e ragazze sull’arco di 4 mesi di lavoro suddivisi in progettazione, creazione di gruppi di lavoro, prove e messa in opera, le riprese si sono svolte presso gli studi televisivi della polivideo e sono durate una settimana. I ragazzi coinvolti sono stati parte attiva nel progetto occupandosi (in diversi gruppi di lavoro separati) della costruzione e trasporto scenografia, del corpo di ballo, della recitazione, delle costumiste e truccatrici, della segretaria di edizione, dei tecnici di ripresa e del suono ect. Il video clip è stato proiettato (fuori concorso) e in prova, durante il festival cinematografico giovanile “castellinaria”, dove ha ottenuto buonissimi riscontri, la presentazione ufficiale si terrà invece il 20 maggio 2016 alla festa del decennale del C’entro al polisport di Olivone (seguiranno nei prossimi mesi i dettagli).

Durante l’estate, in aggiunta alle varie uscite in piscina, al fiume, ai pozzi ect, ci si è cimentati in un fine settimana in tenda a pescare presso il laghetto Orbello in valle di Arbedo, dove i ragazzi hanno potuto sperimentare le tecniche di base della pesca e dell’organizzazione di un campo esterno come anche la costruzione di un falò e la cottura del cibo sulla griglia auto costruita in gruppi da due, vi hanno partecipato una decina di ragazzi e ragazze con ottimi riscontri.

Per quanto riguarda invece le attività all’interno della struttura, su richiesta e seguendo gli interessi dei ragazzi, si è acquistato una consolle da d.j, una batteria, una tastiera e un basso elettrico con l’intento di portare avanti un progetto musicale durante il 2017 (seguiranno dettagli nei prossimi mesi).

Inoltre sempre con la partecipazione attiva dei ragazzi si è proceduto al restauro completo del biliardo che ha richiesto un notevole impegno e parecchi giorni di lavoro, sempre inerente alla manutenzione degli spazi, durante il mese di ottobre ci si è cimentati con malta e cemento nel restauro del muro esterno adiacente il piazzale dello stabile ex Fehlmann, con la super visione di un esperto, una decina di ragazzi e ragazze hanno chiuso col cemento tutte le fessure e buchi presenti nel manufatto e aggiunto le pietre mancanti.

A novembre invece, i giovani della valle si sono attivati su richiesta della projuventute Ticino in un fine settimana nel Locarnese per progettare, pianificare, riprendere e poi montare, un breve documentario inerente agli spazi di gioco giovanili, le interviste si sono svolte presso il villaggio Natalizio e pista di ghiaccio in piazza grande a Locarno (maggiori dettagli e presentazione nei prossimi mesi).

Per finire, a dicembre, i giovani del C’entro hanno montato l’albero di Natale con addobbi annessi all’entrata dello stabile ex Fhelmann creando un atmosfera Natalizia ben apprezzata da tutti i frequentatori dello stabile.

 

Quando sopra descritto, sono unicamente le attività speciali svolte durante il 2016, ma vanno menzionate anche le normali attività quali le cene, le proiezioni al grande schermo, i giochi ect. va inoltre ricordato la donazione della pista da skate fatta dal C’entro per il campo da beach volley. Concludendo, tengo a sottolineare il ricavato di ca CHF 1.200.- tramite gli affitti a terzi della struttura, il chiosco interno e la partecipazione alle cene, importo girato sul conto del C’entro come partecipazione attiva alle spese sostenute.

 

Sicuramente avrò dimenticato qualcosa, ma per chi volesse ripercorrere tutte le attività giovanili del 2016 può farlo alla pagina facebook “Centro giovani valle di Blenio” o sulla pagina web: www.c-entro.ch

 

 

Buon inizio 2017

BUONE FESTE ma non solo (dicembre 2016)

 

 

Ormai ci siamo, mancano pochi giorni a Natale e alla fine di questo 2016, per alcuni, forse per tutti, tempo di bilanci, qualche riflessione e nuovi propositi per il 2017. Ma andiamo con ordine. Il 19 novembre, presso la rassegna cinematografica giovanile “castellinaria”, presso l’espocentro a Bellinzona, è stato proiettato fuori concorso, il progetto video clip life-time dei giovani della valle di Blenio, il quale è stato molto apprezzato dagli addetti ai lavori, dalla platea come anche ben commentato dal Dir. della manifestazione Gino Buscaglia. Ricordo che questo progetto è nato da una collaborazione tra il C’entro, la scuola media di Acquarossa e l’associazione scuola danza Blenio. Il progetto verrà presentato alla popolazione della valle di Blenio in maggio 2017 durante i festeggiamenti del decennale delle attività giovanili che si svolgerà al polisport ad Olivone.

Il 26 e 27 invece, una decina di ragazzi e ragazze del C’entro hanno partecipato, col sottoscritto e in collaborazione con projuventute a delle riprese inerenti a un breve documentario sulle attività giovanili negli spazi aperti (ne hanno ampiamente parlato i media), le riprese si sono svolte a Locarno e il montaggio presso la polivideo di Riazzino, il fatto di essere stati scelti da projuventute quali diretti protagonisti è motivo di orgoglio e va a valorizzare quanto è stato fatto fino ad ora in valle di Blenio a favore delle attività giovanili.

Sempre in novembre ho avuto modo di illustrare i miei primi due anni di attività a favore dei giovani della valle di Blenio ai tre Municipi, Acquarossa, Serravalle e Blenio con i rispettivi sindaci. Partendo dalla situazione riscontrata al momento della mia nomina, fino ad ora, sono rimasto favorevolmente sorpreso dalla partecipazione attiva  degli stessi come anche dell’ottimo clima riscontrato durante tutta la serata, forse alcuni di voi, non essendo pratici o interessati alla socialità, danno per scontato l’esistenza di una figura professionale inerente alle attività giovanili, ma così non è, e per questo bisogna lodare le autorità della valle che con la loro lungimiranza, hanno deciso di prendersi cura dei propri giovani in modo concreto e non solo in campagna elettorale alle Comunali. Diciamocelo chiaramente, essere giovani oggi non è facile, non lo è mai stato nemmeno per noi, ma oggi i ragazzi stanno vivendo un particolare momento di evoluzione ma anche di involuzione sociale, dove spesso sono portati a credere che sono sempre i più furbi e smaliziati ad avere successo nella vita, che essere buoni e comprensivi è sintomo di debolezza, a diffidare dello straniero, del diverso o da chi la pensa diversamente, ragazzi di oggi condannati ad essere competitivi subito, perché l’obbiettivo spesso deve essere quello di continuare gli studi “almeno” fino all’università e l’apprendistato, se si trova il posto, è quasi un fallimento. Ragazzi di oggi, perennemente on line, figli di una generazione di adulti preoccupati quotidianamente a mantenere il proprio posto di lavoro se non addirittura alla ricerca dello stesso, in un momento di elevata pressione sull’occupazione e relativa dis-occupazione. È un periodo difficile, per i giovani, per gli adulti, per i grandi agglomerati urbani come anche per le valli, ed è per questo che insisto nell’affermare che essere cittadini di un Comune che si occupa, anche investendo finanziariamente, nei propri giovani, significa essere cittadini di un Comune che crede fermamente che i giovani di oggi saranno gli adulti di domani. E anche questa è prevenzione, prevenire oggi per non dover intervenire domani, con relativi costi che andranno  poi a cadere sui contribuenti.

A volte, discutendo con alcuni di voi, mi è capitato di sentirmi dire “ i mè fioo i gà mia bisogn da chisti ropp” (i miei figli non hanno bisogno di queste cose), come se le attività giovanili fossero esclusivamente ad appannaggio di ragazzi in un momento di difficoltà, con genitori assenti, con problemi di devianza e relazionali o in rottura con la società, in poche parole, dei casi sociali (termine molto in voga ma spesso abusato). Per me poi diventa un mantra spiegare che tali attività sono rivolte a tutti indistintamente, e che attualmente sono ca una trentina i ragazzi che vi partecipano, tutti ragazzi e ragazze educati, partecipativi ed entusiasti, con le fragilità e debolezze che contraddistinguono il periodo adolescenziale, certo, impegnativi, come normale che sia, ma dei quali conosco personalmente, di ognuno di loro, entrambi i genitori, con i quali sono sempre in comunicazione ed in ascolto. Altre volte mi sento anche dire: “ma chissà cosa i fa chisti fioo” (chissà cosa fanno questi ragazzi), ed è allora che spiego il senso delle attività a favore dei giovani, che a differenza delle società sportive non hanno particolari obbiettivi o competizioni da vincere, ma sono come una scatola vuota, dove i ragazzi stessi si impegnano a riempirla con progetti ludici, attività a favore di terzi, momenti conviviali, escursioni all’aperto, prevenzione su tematiche inerenti ai giovani, organizzazione di eventi e tanto altro ancora. Poi, per terminare il discorso, lascio sempre il mio interlocutore con una riflessione, dicendogli: guarda che se i fioo i vegn a fa i ropp da mii, vor dii che iè mia in gir in altri sit a fa dagn o magari ni betol… (guarda che se i ragazzi vengono da me, significa che non sono in giro da altre parti a far danni o magari nelle bettole).

Purtroppo, a distanza di due anni dal mio insediamento in valle (ma sono di origini Bleniesi), noto ancora dei pregiudizi e della diffidenza sulle attività giovanili da parte di alcuni di voi, questo nonostante mi sia molto impegnato nell’essere trasparente e particolarmente comunicativo (vedi articoli su la voce di Blenio, pagina web site www.c-entro.ch o svariate serate informative), è comprensibile diffidare da ciò che non si conosce, ed è per questo che vi invito, per chi è interessato, ad informarvi, in queste pagine, sul sito web ma anche presso il vostro Municipio, il quale fornisce questo servizio ai cittadini gratuitamente, e in questi tempi, non è poco, credetemi…

 

Concludo augurandovi delle serene festività, invitandovi a lasciare da parte per qualche giorno problemi e preoccupazioni, stando vicino alle vostre famiglie e alle persone a cui volete bene, senza dimenticarvi di chi è solo, ammalato, magari in casa per anziani, in ospedale o semplicemente quelle persone in cui il Natale è un momento particolarmente difficile e vulnerabile, ma siate soprattutto vicino ai vostri figli, in quanto sono questi, i Natali che ricorderanno per tutta la vita.

 

 

 

FOCUS GROUP MONITORAGGIO DEI CONSUMI (ottobre 2016)

 

Martedì 18 ottobre 2016 si è tenuto il focus group  (tecnica di rilevazione per la ricerca sociale, basata sulla discussione tra un piccolo gruppo di persone, alla presenza di uno o più moderatori, focalizzata su un argomento che si vuole indagare in profondità) inerente al consumo problematico di alcol e il consumo di sostanze illegali durante i fine settimana da parte di giovani e giovani adulti.

Questo incontro è stato organizzato dall’Ufficio del medico Cantonale, Servizio di promozione e valutazione sanitaria (SPVS), in collaborazione con Radix Svizzera Italiana nell’ambito del programma Cantonale alcol (PCA 2015-2018). Oltre al sottoscritto vi hanno partecipato:

Ufficio medico Cantonale (G. Merlani), magistratura dei minorenni (R. Medici), servizi per le dipendenze (D. Gennari), Dir. sanitaria croce verde (A. Motti), caposervizio pronto soccorso-medicina (D. Fadini), primario pediatria EOC Locarno (S. Giuliani), centro di competenze delle dipendenze CPC (M. Preve), dicastero integrazione e informazione sociale città di Lugano (A. Fenini), servizi per la gioventù (C. Polti), Polizia Cantonale serv. anti droga (A. Lurati e P. Barenco), Polizia Cantonale amministrativa (E. Arrigoni), Polizia Cantonale visione giovani (G. Piffero), GastroTicino (G. Beltrami), servizi per la prevenzione (S. Palazzo, C. Ramirez, E. Zufferey).

 

L’incontro (focus group) ha ruotato attorno alle problematiche del consumo di alcol e sostanze illegali da parte dei giovani, che rappresentano una sfida per gerenti, organizzatori di eventi, servizi di sicurezza, personale sanitario e operatori sociali attivi nell’ambito delle dipendenze. Per intervenire in modo efficace, si è dato risalto all’importanza nel conoscere le attuali tendenze e le misure per contrastare determinati comportamenti a rischio.

L’obbiettivo di questo incontro è stato quello di raccogliere informazioni sul consumo di alcol e altre sostanze psicoattive, nonché sulle conseguenze di questi consumi in occasione delle uscite dei fine settimana. Il focus group ha permesso la raccolta di dati qualitativi, agendo come sistema di monitoraggio dei consumi e delle prestazioni di prevenzione e riduzione dei rischi, e al contempo, ha permesso di individuare i bisogni in materia d’indicatori di vigilanza nell’ambito delle dipendenze

Situazione di partenza e motivazioni del progetto

In occasione del fine settimana, il consumo simultaneo di più sostanze psicoattive (legali e illegali) è diventata una delle principali modalità di consumo tra i giovani e i giovani adulti (15-30 anni). Sebbene il consumo puntuale eccessivo di alcol sia la modalità di consumo problematica più diffusa tra i giovani, i frequentatori delle feste del fine settimana hanno consumato almeno una volta nella vita, in una percentuale oscillante tra il 30 e il 50%, anche altre sostanze, più frequentemente canapa, ecstasy, seguita da cocaina e anfetamine. Il “policonsumo” è all’origine di numerosi problemi che possono avere effetti rilevanti sulla salute (intossicazioni, psicosi, dipendenze). La prevenzione e la riduzione del consumo nocivo sono delle priorità di salute pubblica poiché sono tra i principali fattori di rischio di malattie non trasmissibili e causa frequente di lesioni su cui è possibile intervenire.

Questi comportamenti di consumo generano una spiccata disinibizione con effetti negativi immediati sulla salute e sui comportamenti: intossicazioni, incidenti stradali, risvolti negativi sulla sfera sessuale (gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili), aggressività, violenza ect. scarsamente documentati nelle inchieste esistenti. La loro prevalenza è quindi poco conosciuta così come lo sono la distribuzione e la tipologia dei consumatori e dei luoghi in cui avviene il consumo. Le inchieste telefoniche, ma anche le inchieste online, faticano infatti a reclutare i giovani, in particolare coloro che escono spesso e soprattutto coloro che consumano sostanze illegali.

Conclusioni

Nei prossimi mesi, dopo che il gruppo di ricerca avrà realizzato una sintesi delle informazioni raccolte, pubblicherò il rapporto finale inerente al territorio del Cantone Ticino, valle di Blenio inclusa.

 

 

 

CHI HA PAURA DELL’OZIO E DELLA NOIA?  (settembre 2016)

 

Durante l’estate mi è capitato di intervenire ad una trasmissione radiofonica di cui il tema era incentrato sulle variegate proposte estive (ma non solo), a favore dei giovani.

Dalle colonie estive, ai soggiorni linguistici, alle attività sportive ma anche nell’aiutare i genitori in piccoli lavoretti domestici o agricoli, e naturalmente lo svolgimento dei compiti scolastici.

A tutto questo vanno aggiunte le vacanze all’estero e per chi possiede una cascina in montagna, anche una permanenza ai propri monti, per i ragazzi di genitori divorziati poi, tutto questo spesso è moltiplicato per due. Personalmente ritengo tutto questo utile e formativo per un corretto sviluppo adolescenziale, ma il quadro che è emerso da parte di parecchi ragazzi, è una sorta di sollecitazione quotidiana nell’essere sempre occupati a svolgere una qualsiasi attività (ludica, lavorativa, scolastica, sportiva ect.).

Dopo aver constatato questa situazione si è cercato di entrare nell’ottica, per quanto sia possibile, di una visione genitoriale della gestione del tempo libero dei propri figli.

La domanda che ci si è posti è la seguente, esiste ancora spazio per annoiarsi o per oziare da parte dei giovani? Certo, spesso parole come ozio, noia, o nulla facente vengono percepite dalla società in modo negativo, un qualcosa che i genitori vogliono assolutamente evitare ai propri figli, in quanto la stessa società suggerisce che per una corretta crescita dei giovani adolescenti, sia cosa buona e giusta passare il tempo libero (se lo si può considerare libero) svolgendo almeno un attività sportiva, (spesso anche due), suonare uno strumento, far parte di una società o associazione ect. Prendiamo ad esempio il gioco del calcio, tre allenamenti a settimana e una partita al sabato o alla domenica, a questo va poi aggiunto l’impegno scolastico, compiti, preparazione per eventuali verifiche e altro ancora, ma in tutto questo, dove lo collochiamo il tempo libero? Nelle attività sportive? Nell’imparare a suonare uno strumento? Imparando la danza? Davvero possiamo considerare “tempo libero” tutto questo? Oppure sono tutte attività dove chi le svolge deve essere concentrato al raggiungimento di una “performance” con degli obbiettivi definiti da terze persone?

Forse potremmo considerare invece il tempo libero come occasione per sviluppare la propria autodeterminazione, per avere la mente libera di riflettere, di cercare nuovi strumenti per passare il tempo autonomamente, per guardare dentro se stessi e cercare di capire cosa fare del proprio futuro, per gestire ed elaborare le proprie preoccupazioni (anche gli adolescenti ne hanno),  per interagire con altri pari semplicemente per confrontarsi, comunicare senza l’assillo della competizione o di un raggiungimento di qualsiasi obbiettivo. In natura, nel mondo animale, anche se l’obbiettivo principale è la sopravvivenza, l’ozio fa parte della quotidianità.

Viviamo in una società, dove bisogna essere sempre più competitivi, ambiziosi, dove per emergere scolasticamente, sportivamente e professionalmente viene richiesto uno sforzo considerevole e sempre più a partire dalla giovane età, sollecitati dalle nuove e sempre più pressanti innovazioni tecnologiche, allo sviluppo di nuove e molteplici competenze, dalle informazioni mediatiche in tempo reale e dalla reperibilità 24h su 24h, dall’essere sempre connessi alla rete globale, dove chi si ferma è perduto, o forse no?

Forse la paura della noia o dell’ozio è principalmente di noi adulti, entrati in un circolo dettato dalla società attuale dove ci viene richiesto un impegno costante nell’essere occupati sia fisicamente ma anche mentalmente, dove fin da giovani ci è stato insegnato a non sprecare il tempo a fare nulla, ma fare nulla cosa significa? Passare ore davanti uno schermo di un computer, di un televisore o di una consolle? Oppure ascoltare musica con l’ultimo modello di cuffie “griffate” estraniandosi da tutto e da tutti? O immergersi nel pericoloso mondo dei social network abituandosi a interagire a distanza con le persone? Oppure stare sempre chinati sul proprio smart phone “postando” foto e commenti ai propri amici connessi, sia reali ma spesso anche virtuali?

Forse questo non è tempo libero, forse qualcuno vuole farci credere che lo sia, ma poi non ci rendiamo nemmeno più conto che i nostri ragazzi non sanno più cosa voglia dire guardare il paesaggio esterno dal finestrino dell’automobile durante un lungo viaggio e magari allo stesso tempo viaggiare lontano  con la mente, leggere un libro semplicemente per il piacere dello stesso e non come imposizione scolastica, passare del tempo sdraiati a pensare cosa fare,  senza pressioni da parte degli adulti o avere la giornata organizzata dagli stessi.

Magari invece nel tempo libero si potrebbe stare sdraiati sull’erba ad osservare le nuvole cercando una figura in ognuna di esse, osservare un ragno mentre tesse la tela,  stare sulla riva di un torrente osservando l’incresparsi dell’acqua, ascoltare le storie degli anziani, leggere un libro immedesimandosi nel protagonista, annusare l’acqua in arrivo prima di un temporale, riflettere su nuove strategie per farsi notare dalla compagna di scuola, osservare le stelle cadenti durante le notti d’estate, ci si potrebbe anche trovare con i propri amici, senza particolari obbiettivi preventivati, ma decidere in seguito tutti insieme, magari solo per discutere, confrontarsi, combinare una sana “marachella”, inventarsi dei giochi con delle regole “assurde”, condividere e semplicemente interagire, tutto questo una volta si svolgeva nelle piazze, ai monti, nei campetti di periferia, nei boschetti come anche nei vicoli appartati, forse succede ancora, forse no, ma oggi esistono anche i centri giovanili, dove oltre a innumerevoli attività si può anche… fare il nulla.

 

 

Christian Polti

animatore socio culturale

Acquarossa, Serravalle, Blenio

 

Cantone Ticino DSS/UFAG

ARRIVEDERCI AL C'ENTRO                                                                          agosto 2016

La mia collaborazione con il Centro Giovani di Dongio ha avuto inizio l’estate scorsa, quando su richiesta dell’animatore, ho ottenuto l’incarico di sostituta e collaboratrice per eventi e attività particolari, quali la festa del C’entro e la realizzazione del videoclip musicale Life-Time.

Dopo un anno di attività scrivo queste righe di commiato in quanto i miei impegni professionali mi portano altrove, lontano dalla Valle di Blenio.

Questa arricchente esperienza mi ha permesso, da un lato di apportare il mio contributo in un ambito diverso rispetto a quello dell’istituto sociale in cui abitualmente opero, dall’altro mi ha dato l’opportunità di aprire una finestra su un mondo, quello giovanile, che con le dinamiche che lo contraddistinguono, ha risvegliato in me il desiderio di una conoscenza più approfondita.

 

Lascio quindi il C’entro e i suoi giovani protagonisti con un grande senso di gratitudine per le belle esperienze vissute, convinta di quanto sia importante offrire degli spazi di incontro e socializzazione per favorire l’autonomia, la partecipazione e l'autodeterminazione dei giovani, e al tempo stesso promuovere l’ascolto e la prevenzione delle varie problematiche che li concerne. 

 

Liliana Collura

sup. animatrice socio culturale

C'entro giovani

ARTICOLO DE laRegione LUGLIO 2016

 

Un progetto del C’entro della valle di Blenio in collaborazione con i Comuni e la scuola media

Giovani in scena per un video clip

Ciak si gira“: chissà quante volte l‘hanno sentita questa espressione, i 30 ragazzi e ragazze di prima e seconda media di Acquarossa e Biasca, mentre stanno girando e preparando un “video clip” di 4-5 minuti con un tema speciale. E per un progetto speciale.

A ideare e “orchestrare” questo progetto, iniziato nell’ottobre del 2015, è l’animatore socio culturale del “C’entro” giovani della valle di Blenio Christian Polti che può contare – per questa sua prima iniziativa del genere – sull’appoggio finanziario dei tre Comuni della Valle (Serravalle, Acquarossa e Blenio), del Cantone (DSS e il suo Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani-UFAG) e con un contributo dell’associazione Giovanimazione. Ma di cosa si tratta esattamente? Ce lo spiegano proprio loro, i ragazzi protagonisti del video-clip che abbiamo incontrato un pomeriggio di inizio giugno al Centro giovanile di Dongio. ”La trama è quella di un ragazzo messo da parte dai suoi coetanei e dagli adulti che stanno girando un film – ci spiega Giada, 12 anni - egli però non demorde e fa di tutto per attirare l’attenzione dei compagni, combinando disastri ecc; sembra non riuscirci ma alla fine ce la fa”. Le riprese si svolgono alla ex Polivideo di Riazzino, in un ambiente dunque professionale che motiva molto i giovani attori, tra cui diverse ballerine dell’Associazione Danza Blenio. “Sul palco mi sento bene e felice mentre recito”, ci confessa Eleonora – “anche se le prime volte ero un po’ in panico, ma tutti sono gentili con noi, Chris (Christian Polti, ndr) e i tecnici che ci spiegano come e cosa fare”.Il tema tratta anche il rapporto tra gli adulti e i ragazzi – precisa Lorenzo – e l’importanza di lasciarci liberi di fare esperienze e di non imporci troppo ma di collaborare”. Mentre parlo con questi giovani “aspiranti attori”, sul grande schermo del C’entro vengono proiettate le primissime scene, dove si vedono le ballerine impegnate in una danza. “Spesso abbiamo girato una stessa scena moltissime volte – ci confessa Katrin – è impressionante il tempo che ci vuole per fare un film!”. Anche questo, assieme all’aspetto della convivenza e della condivisione di un progetto comune e della capacità di collaborazione, fa parte degli apprendimenti auspicati da questo progetto. Non solo divertimento e scoperta, dunque, ma anche scopi pedagogici e sociali. “A volte ci capita di litigare sul set – osserva Giada sorridendo – ma poi si trovano degli accordi e si torna ad essere amici; sulla scena, diversamente dalla trama del video, non isoliamo nessuno!”. Il video-clip verrà presentato ufficialmente nel 2017 a livello cantonale con una “prima” al Cinema Teatro Blenio. All’iniziativa collaborano in vari modi anche Epoks Studio’s, e l’Associazione Danza Blenio nonché, ovviamente, la Scuola media di Acquarossa. Al termine della nostra intervista, Riccardo, l’attore principale, Giada, Lorenzo, Eleonora, Marinella, Sara, Tamara e Katrin e i loro compagni, sono tutti concordi nell’affermare che l’esperienza del video-clip è “una bella opportunità per imparare molte cose, anche a conoscere meglio sé stessi e gli altri, il tutto trasmettendo un bel messaggio a chi guarderà il video”.

 

Mara Zanetti Maestrani

GIUGNO 2016

 

Mese di giugno particolarmente fitto di impegni in ambito alle attività giovanili, si è infatti conclusa la seconda fase del progetto nato dalla collaborazione tra il C’entro e le scuole medie di Acquarossa che ha coinvolto ca una trentina di giovani della valle di Blenio. Questo progetto coordinato dal sottoscritto è stato gestito attivamente da un gruppo di lavoro multi disciplinare e finanziato dal DSS e dai Comuni di Acquarossa, Serravalle e Blenio. Durante l’autunno 2016 si passerà alla terza e ultima fase per poi finalmente presentare l’intero progetto a livello Cantonale in presenza dei media, delle autorità, dei finanziatori, dei partner sociali e non e dei rappresentanti dei dipartimenti coinvolti (DSS-DECS).

 

Durante la prima settimana del mese si è svolto il consueto “pranzo quiz”, nato anch’esso da una collaborazione tra la scuola media di Acquarossa e il C’entro, come ogni anno coinvolge ca una cinquantina di allievi di terza media e una decina di professionisti attivi in ambito socio educativo e/o di prevenzione delle dipendenze. Questa attività prevalentemente basata sull’aspetto ludico/competitivo  permette ai giovani di confrontarsi tra loro con la supervisione di esperti in vari settori quali: il tabagismo, l’alcolismo, il bullismo, la sessualità, la gestione del web e i social network.

 

Il 23 giugno si è svolta la festa annuale di fine ciclo scolastico delle quarte medie della s. m. di Acquarossa presso la sala polivalente del C’entro. Festa che segna una tappa significativa del percorso che ogni giovane adolescente percorre prima di separarsi dai suoi compagni per poi iniziare una nuova fase individuale che lo porterà al raggiungimento della propria autodeterminazione e affermazione sociale, sia in ambito scolastico superiore come anche in ambito lavorativo. La festa al C’entro è una sorta di “sparti acque”, un’ultima occasione per stare ancora insieme ai propri compagni con i quali si sono condivisi quattro o nove anni tra i banchi di scuola, lasciandosi con promesse, abbracci, strette di mano, lacrime e qualche cuore infranto, ma anche questo fa parte del processo di crescita con cui doversi confrontare e negli anni a venire occasione di ricordi significativi. Altre ulteriori tappe attenderanno i nostri giovani ma… c’è tempo!

 

Giugno 2016 significa anche la conclusione della stesura dell’aggiornamento e rafforzamento delle politiche giovanili a fronte dei bisogni emergenti delle nuove generazioni elaborato dalla commissione consultiva Ticinese per la gioventù di cui faccio parte. Il Cantone Ticino intende quindi sottoporre la sua candidatura all’Ufficio federale delle assicurazioni sociali per beneficiare per il triennio 2017-19 degli “aiuti finanziari ai Cantoni per programmi Cantonali volti a fondare e sviluppare la politica dell’infanzia e della gioventù” in base all’art. 26 della LPAG. Il seguente progetto tiene conto interamente delle raccomandazioni della conferenza delle direttrici e direttori degli affari sociali (CDAS) per lo sviluppo delle politiche dell’infanzia e della gioventù nei Cantoni (raccomandazioni PEJ, progetto 20 maggio 2016).

 

Per quanto riguarda invece l’associazione “giovanimazione” che raggruppa i professionisti attivi in ambito giovanile, è stato nominato un nuovo comitato di Direzione così composto: Francesca Machado (presidente), Patrizia Dresti (membro), Christian Polti (rapp. C.C.G.).

Giovanimazione include ca venti strutture sovvenzionate in parte dall’UFAG/DSS e sottostanti alla legge giovani. L’associazione oltre ad occuparsi della promozione delle attività giovanili è organo interlocutore privilegiato nei confronti del Cantone e dei Comuni interessati. Propone e uniforma protocolli, procedure e qualità tra i suoi membri, funge da rappresentante a conferenze, aggiornamenti e dibattiti in ambito socio educativo, promuove aggiornamenti e partecipa nelle commissioni a tema per eventuali revisioni di legge, funge da organo mediatore tra i propri affiliati e terzi, rappresenta la categoria nei confronti dei media, partecipa attivamente in vari gruppi di lavoro inerenti alle attività giovanili, mantiene i contatti con i vari attori in ambito sociale a livello Nazionale e propone nuove strategie atte all’adeguamento dell’evoluzione sociale cercando di rispondere a nuovi bisogni emergenti della società attuale.

 

 

 

Christian Polti

ATTUALITÀ                        maggio 2016

 

Proprio in questi giorni, una trentina di ragazzi e ragazze della Valle di Blenio, coordinati da un gruppo di lavoro specifico e multi disciplinare,  entrano nel vivo di un progetto ideato e promosso dal C’entro in collaborazione con la scuola media di Acquarossa e l’associazione scuola danza Blenio. Progetto questo, interamente finanziato dai Comuni di Acquarossa, Serravalle, Blenio e dal Cantone Ticino DSS/UFAG. A questo progetto hanno o stanno attualmente collaborando con modalità diverse: Epoks studio’s, Tele Ticino, Polivideo e associazione cinema teatro Blenio.

A tal proposito lo scorso mese si è svolta una serata informativa (vedi foto) per i genitori dei ragazzi e ragazze coinvolti. Durante questa serata il sottoscritto ha avuto modo di illustrare le varie tappe del progetto e lo scopo sociale, pedagogico e ludico inerente agli obbiettivi che si vogliono raggiungere. Tema del progetto è il rapporto di inclusione / esclusione tra adulti e adolescenti. Durante la serata hanno preso la parola: il Dir. didattico delle scuole di infanzia della valle di Blenio, la municipale resp. delle attività giovanili, la Dir. dell’associazione scuola danza Blenio, la resp. e membro di Direzione della scuola media di Acquarossa e il responsabile della parte tecnica del progetto in corso. I genitori presenti alla serata, hanno così avuto modo, anche tramite una presentazione su grande schermo, di prendere visione di tutte le fasi del progetto iniziato ad ottobre 2015 e che verrà presentato a livello Cantonale nel 2017 con una “prima” al cinema teatro Blenio.

La serata ha avuto una buona partecipazione attiva sia da parte dei genitori presenti come anche dai ragazzi, al termine è stato offerto un aperitivo a tutti i presenti e il sottoscritto ha potuto rispondere ad ulteriori domande in un contesto decisamente più informale.

 

Non volendo entrare ulteriormente nello specifico fino al termine dell’attuale fase di lavorazione, rimando tutti gli interessati alle prossime edizioni de “la voce di Blenio”.

                                                                                                                                                                                         APRILE 2016

 Nomina importante per Christian Polti (classe 1971), da poco più di un anno impiegato nella funzione di Animatore socio culturale presso il Centro giovani della Valle di Blenio, ubicato nello stabile ex Fehlmann di Dongio. All’inizio del mese di marzo scorso, infatti, Christian è stato ufficialmente chiamato dal Consiglio di Stato a far parte della Commissione consultiva Cantonale per l’infanzia e gioventù, in sostituzione di Nadia Klemm (dimissionaria) e in rappresentanza di “Giovanimazione”. Questa sua nuova carica in seno all’importante Commissione Cantonale scadrà alla fine del 2019.

La Commissione per la gioventù è composta dai rappresentanti di gruppi, associazioni ed enti che si occupano di attività giovanili e di Centri di attività giovanile, come quello di Dongio (Acquarossa). Fanno parte della stessa Commissione anche dei rappresentanti dell’Amministrazione cantonale. La Commissione ha facoltà di esprimere il suo parere sulle domande di acquisto di fondi, di costruzione e di ammodernamento (rivolte a spazi per i giovani); sulle modalità di concessione di sussidi per le attività ricorrenti; sulle proposte di modifica della Legge cantonale sui giovani e del relativo regolamento di applicazione e su questioni concernenti il promovimento e il coordinamento delle attività giovanili extra scolastiche ed extra sportive.

A livello sociale e politico, la Commissione cantonale intende pure sensibilizzare l’opinione pubblica sulle politiche giovanili e sul fatto che esse sono da considerare un investimento per le nuove generazioni. Essa intende valorizzare le politiche giovanili come strumento fondamentale per la sperimentazione delle competenze dei giovani, stimolandoli allo sviluppo positivo della loro personalità come cittadini autodeterminati, consapevoli, partecipi e solidali.

A Christian Polti, a seguito di questa nomina, abbiamo chiesto come si sente dopo più di un anno di gestione del C’entro di Dongio e quali sarebbero i suoi auspici per il futuro nell’ambito della sua attività qui in Valle, a favore dei giovani: “a quindici mesi dalla mia nomina quale animatore socio culturale della valle di Blenio, il mio bilancio è sicuramente positivo – ci risponde - In questo lasso di tempo ho potuto sviluppare delle sinergie con varie associazioni in ambito giovanile e non, presenti sul territorio, ma anche con la Scuola media di Acquarossa con la quale sono sempre in contatto e che in questi mesi collabora a un progetto patrocinato dal C’entro che dovrebbe essere presentato entro il 2017. Attualmente è in atto un “cambiamento generazionale” dove i ragazzi e le ragazze di quarta media hanno ceduto il testimone a quelli di prima e seconda media, questo ha permesso di gettare le basi per progetti a lungo termine e di iniziare un cammino che durerà quattro anni, per poi in seguito ricominciare con un altro ciclo”. E il rapporto con i genitori, come va?  “E’ molto positivo – ci risponde Christian – Da parte mia sono sempre a loro disposizione e mantengo i contatti. La loro collaborazione è fondamentale. Il bilancio positivo anche per quanto riguarda i rapporti con i Comuni finanziatori (Acquarossa, Serravalle, Blenio), i quali non fanno mai mancare il loro apporto a favore dei giovani che poi saranno gli adulti e cittadini di domani. Notevole anche il contributo del Cantone Ticino tramite di dipartimento DSS/UFAG che oltre a cofinanziare le attività giovanili, funge da “controllore” per tutta la parte gestionale e finanziaria. Per il futuro – conclude il nostro interlocutore -  auspico che determinati pregiudizi nei confronti dei giovani vengano “superati” e affrontati senza diffidenza, con il dialogo ma soprattutto con la conoscenza di quello che ruota attorno alle attività giovanili. La conoscenza, come in ogni ambito della vita quotidiana, contribuisce ad abbattere le barriere dei giudizi e dei pregiudizi, perché in fondo… giovani lo siamo stati tutti, solo che a volte ce ne dimentichiamo”.

 

Mara Zanetti Maestrani

LE RELAZIONI                    FEBBRAIO 2016

 

In questa edizione tratteremo le relazioni, imprescindibili in ogni interazione comunicativa tra esseri viventi e fondamentali nella vita sociale. Ogni nostro comportamento comunica qualcosa agli altri, l’atteggiamento, il verbale, lo sguardo o la postura del nostro corpo, tutto questo, determina il nostro grado di relazione comunicativa, che può essere su un piano conflittuale o aggressivo, oppure amichevole, conciliante o amorevole. La gestione delle relazioni non è sempre facile, in particolar modo tra i grandi gruppi, ma vediamo di analizzare il tutto nel dettaglio:

 

Ad ogni informazione può essere dato un significato diverso, il significato della comunicazione è la risposta che si riceve. Ogni comunicazione è sempre relazionale e sempre relativa a un contesto. Il contesto riguarda la molteciplità degli elementi che compongono la situazione interattiva: interlocutori, luogo, ruoli, ambiente, cultura, norme, ect.

Lo stesso contenuto può variare di significato in accordo con il carattere (la marca di contesto) della situazione contestuale. Il contesto è regolativo e ogni situazione implica una presenza di un codice di restrizioni sociali. Per questo una delle regole comunicative è lo stabilizzarsi in una o più interazioni all’interno di un dato contesto delle reciproche definizioni di relazione.

Si stabilisce l’esistenza di una regola comunicativa quando vi è una ridondanza, ovvero un “complesso di ripetizioni” nel comportamento di una o più persone in interazione di un dato contesto.

 

La definizione di relazione:

In ogni interazione è sempre presente un costante processo in cuoi ogni partecipante si definisce rispetto agli altri e definisce gli altri rispetto se stesso. Il processo di definizione è sempre reciproco e coinvolge tutte le persone partecipanti all’interno del sistema relazionale, indipendentemente dalla loro volontà o consapevolezza. Il processo di definizione della relazione consiste essenzialmente in un confronto tra se e gli altri partecipanti: come mi vedo nei confronti di… ? Come mi pongo ne confronti di… ? Come penso che mi vedano gli altri… ? Come penso si pongano gli altri nei miei confronti… ?

Questo si manifesta essenzialmente attraverso messaggi verbali e non verbali, atteggiamenti e comportamenti che comunicano al sistema relazionale.

-gli atteggiamenti di fondo rispetto agli altri.

-gli atteggiamenti di fondo rispetto a ciò che gli altri dicono, fanno, propongono o a come si pongono.

 

Le regole comunicative:

-esplicite: sono quelle che i partecipanti a un interazione si dichiarano esplicitamente.

-implicite: sono quelle che i partecipanti a un interazione non si dichiarano ma su cui si troverebbero d’accordo se fossero interrogati a proposito.

-segrete: sono quelle in cui i partecipanti (o uno di loro), a un interazione ne negherebbero l’esistenza.

Oltre a queste esistono anche delle “sotto regole”:

-regole di base: hanno un significato più importante di altre (vietato violarle).

-regole secondarie: sono meno importanti (possono a volte essere violate).

-meta regole: riguardano le regole circa il porre delle regole, ovvero chi ha il diritto di porle.

La definizione di relazione può anche essere:

-coincidente: in questo caso si parla di definizione reciproca della relazione ACCETTATA.

-non coincidente: in questo caso si parla di definizione reciproca della relazione RIFIUTATA.

L’accettazione della relazione si manifesta attraverso messaggi e “feedback” che comunicano:

-UN RIFIUTO TOTALE DELLA COMUNICAZIONE con uno o più elementi del sistema relazionale che comporta di fatto una uscita/fuga/espulsione del sistema stesso.

-UNA SQUALIFICA DELLA RELAZIONE e quindi di uno o più elementi del sistema relazionale.

 

Assiomi e principi della comunicazione umana:

-è impossibile non comunicare.

-a ogni comunicazione a un aspetto di contenuto si accompagna sempre un aspetto di relazione.

-la comunicazione è un processo circolare il cui significato dipende dalla “punteggiatura”.

-la comunicazione può essere verbale o non verbale.

-in una comunicazione l’interazione può essere assimetrica.

 

Non si può comunicare:

Nella migliore delle ipotesi possiamo trasmettere la nostra intenzione a non comunicare, ciò implica che noi comunichiamo anche se non pensiamo di farlo, ed il ricevente connoterà i nostri messaggi sulla base dei contesti e delle sue esperienze.

In definitiva ci influenziamo a vicenda continuamente, che ci piaccia oppure no, che ne siamo consapevoli oppure no. Qualsiasi cosa faccia o dica A, influenza B, e ugualmente qualunque cosa faccia o dica B, influenza A.

 

Ogni comunicazione presenta un aspetto di contenuto e uno di relazione:

Gli aspetti di relazione classificano quelli di contenuto, ovvero ci dicono quali implicazioni comportano. Per questo motivo possiamo chiamare la comunicazione sulla relazione di meta comunicazione (comunicazione sulla comunicazione).

Una situazione analoga si presenta quando impostiamo un numero sulla calcolatrice (contenuto) e diamo quindi il comando di funzione (quale uso va fatto del contenuto).

Gli elementi delle comunicazioni possono essere:

-VERBALE (il contenuto e cosa diciamo).

-ANALOGICO (il linguaggio del corpo, lo stile comunicativo e come lo diciamo)

Il come prevale sul cosa.

 

Conclusioni:

Comunicare e relazionare con gli altri correttamente è un esercizio difficile da applicare, spesso risulta determinate il proprio stile di vita, l’ambiente, la cultura e le proprie abitudini, nella società odierna e frenetica che lascia poco spazio al riflettere prima di agire e/o parlare, sarebbe utile soffermarsi e chiedersi di come ci si pone generalmente verso gli altri e prenderne consapevolezza, poi nel caso si volesse mutare il proprio stile comunicativo e relazionale è una decisione personale, cambiare, se è il caso, si può.

 

 

 

                                                                                                                                                                                                  GENNAIO 2016

 

COME NASCE E COME SI CONCRETIZZA UN PROGETTO DI ANIMAZIONE SOCIALE (seconda parte)

 

Se nella scorsa edizione abbiamo descritto la “parte tecnica” dell’elaborazione di un progetto di animazione sociale, oggi tratteremo la parte più “emozionale”, quella determinata dalle caratteristiche di ogni singolo partecipante del progetto. La parte gestionale.

 

Gestione del progetto.

La forma scelta per gestire il progetto dipende da molti fattori: tipo di progetto (grandezza, obiettivi), filosofia, / cultura della struttura / istituzione e anche dei partecipanti (autoritario / partecipativo.

Per garantire successo alla realizzazione di un progetto occorre scegliere metodi appropriati che siano accettati e condivisi dalle persone implicate.

 

Compiti da assolvere:

-definire gli obiettivi

-determinare le responsabilità

-strutturare il progetto

-pianificare e sorvegliare i costi

-organizzazione e controllo dell’esecuzione

-garantire l’informazione

 

In ogni fase del progetto può esser inserito un “ciclo di soluzione di problemi”.

In ogni istante può esser inserito un momento di regolazione del tipo “punto fisso”e una riflessione e valutazione.

 

Punto fisso

Un punto fisso è un’interruzione delle attività che permette ai partecipanti di fornire reciprocamente le informazioni sullo stato del progetto. Durante tali momenti si regolano gli aspetti organizzativi, e nel contempo i partecipanti al progetto si “riposano” e possono fare uno stacco dalle loro attività specifiche.

 

Valutazione e riflessione.

La valutazione è uno strumento di gestione; si distinguono vari tipi:

-ex-ante: viene svolta prima dell’inizio del progetto

-ex-post: viene fatta alla fine

-in cursus, in itinere: viene svolta in momenti determinati del progetto

-continua: viene fatta durante tutto il progetto

 

Sulle modalità della valutazione poi si distinguono due tipologie:

-interna: viene fatta dagli attori implicati nel progetto, con o senza l’aiuto di uno specialista

-esterna: viene svolta da esperti

 

La valutazione tocca vari aspetti:

1-      il contenuto: cosa è stato raggiunto? Cosa non è stato realizzato? Perché? Soddisfa i criteri?

2-      Metodi e mezzi: adeguati – inadeguati – perché?

3-      Le modalità di lavoro di gruppo: come si è proceduto? Ci sono stati disturbi? Modalità di decisione? Funzionamento?

4-      Individuo: come mi sono sentito? Quale è stato il mio ruolo; benessere / frustrazione?

Lavorare in gruppo (regole utili)

-Rappresentare se stessi nelle proprie affermazioni; esprimersi in prima persona (“io penso” “io propongo” ect) e non con forme “noi” (pensiamo che…) oppure “si” (si dice…, si propone…).

-Quando si formula una domanda, spiegare perché la si formula e quale significato ha. Evitare le interviste.

-Essere autentici e selettivi nelle comunicazioni. Cercare di essere coscienti di ciò che si pensa e si sente, scegliere quello che si vuole dire e fare (essere selettivi e autentici favorisce la fiducia e la comprensione).

-Evitare le interpretazioni delle affermazioni altrui, semmai essere portatore di esperienze personali.

-Evitare di generalizzare.

-Quando ci si esprime  sul comportamento o una caratteristica di un altro partecipante, spiegare come lo si percepisce e quale importanza abbia lo stesso.

-I colloqui collaterali hanno la precedenza. Prestare attenzione alle discussioni collaterali: disturbano ma sovente sono importanti.

-Parla una persona alla volta.

-Se più persone vogliono parlare contemporaneamente, occorre concordarsi, utilizzando parole chiave in modo da poter specificare su cosa si vuol discutere.

 

Argomentare in modo razionale

-Tutte le parole ritenute importanti per la comprensione devono essere spiegate in modo comprensivo.

-Tutte le asserzioni e tutti gli elementi adottati devono essere motivati.

-Nessun argomento sollevato da un partecipante deve essere accantonato senza una verifica e una motivazione.

-Chi partecipa a una argomentazione deve essere disponibile a lasciare verificare tutte le sue convinzioni e se del caso essere pronti a lasciarle cadere o abbandonare tutte le motivazioni.

-L’accettare o il rifiutare il consenso concernente un’argomentazione non deve dipendere da sanzioni o ricompense.

-Nell’argomentazione non ci si deve richiamare a presupposti non verificati.

-Quando un gruppo tramite un’argomentazione raggiunge un risultato, è opportuno verificare se altre persone possono accettare tale risultato.

-Da un partecipante a un’argomentazione sono richieste: conoscenza specifica / buona volontà.

 

Condurre un progetto (alcuni consigli utili)

-Chiarezza sugli obiettivi: consentire a tutti i partecipanti del gruppo di identificarsi, di rappresentare il progetto e di ingaggiarsi per lo stesso.

-Motivare i singoli: utilizzare al meglio le capacità e il sapere disponibili, promuovere le possibilità di sviluppo del singolo membro.

-Conoscere i bisogni dei membri del gruppo: sicurezza, riconoscimento, stima, unione. In tal modo possono svilupparsi forze positive, in particolare: creatività, motivazione, identificazione con il progetto, tolleranza.

-Creare un buon ambiente di lavoro: curare l’ambiente di lavoro. Decidere rispettando il tempo, secondo gli obiettivi e consapevoli dell’importanza delle procedure, delle regole pattuite e del loro rispetto. Buone condizioni di lavoro consentono una solida cooperazione.

-Ripartire la responsabilità su tutti i membri: la responsabilità conduce al lavoro autonomo, che a sua volta stimola la motivazione.

-Stabilire accordi chiari e condivisi: in modo tale che possano essere accettati e adottati da tutti.

Conclusioni

Come ampiamente descritto nella prima parte, spesso in un progetto ci si focalizza sul risultato, ma le forze in gioco sono molteplici, e più sono numerosi i partecipanti allo stesso, più numerose saranno le dinamiche interne al gruppo, che se non gestite, rischiano di destabilizzare gli equilibri relazionali, a volte irrimediabilmente. Compito del capo-progetto (in questo caso dell’animatore), gestire le varie tipologie caratteriali di ogni membro del gruppo senza togliere agli stessi l’autodeterminazione, la libertà di espressione e di dissentire.

Concludendo, invito tutti a riflettere su tutte queste considerazioni prima di giudicare il risultato di un progetto, spesso è più importante lo svolgimento del viaggio che la meta raggiunta…

 

 

Auguro a tutti un buon inizio 2016.

                                                                                                                                                                                       DICEMBRE  2015


COME NASCE E COME SI CONCRETIZZA UN “PROGETTO DI ANIMAZIONE SOCIALE” (prima parte)

 

In ambito sociale, ma negli ultimi anni anche in ambiti politici, sportivi ed economici, spesso sento ripetere e a volte abusare del termine “progetto”, ma cosa significa realmente progettare? Che dinamiche implica? Quali sono gli obbiettivi? Come si sviluppa un progetto? Come si definiscono le tempistiche? Come si valutano i risultati?

Spesso come genitori o come adolescenti, ci soffermiamo unicamente sul risultato del progetto, tralasciando l’intero e complesso procedimento che ha portato al risultato stesso, per meglio capire tale procedimento iniziamo a definire la terminologia.

 

Progettare significa ideare qualche cosa, proporre il modo di attuare, secondo il dizionario etimologico Zingarelli la parola proviene dal francese “projecter” (1400 ca) e a sua volta dal latino “projectare” (esporre), e ancora da proiacere pro- (avanti) e iacere (gettare).

Quindi per progettazione si intende: atto, effetto del progettare.

E infine progetto: idea, proposito, anche vago e bizzarro, o difficilmente attuabile.

 

Un gruppo di persone elabora un ambito, pianifica e realizza il suo lavoro. Di regola alla fine di tale attività c’è un prodotto. All’origine di un progetto v’è sempre un iniziativa.

Gli elementi costitutivi del progetto sono la discussione sull’iniziativa di progetto, la scelta definitiva dell’ambito e dello sviluppo in comune del campo di attività. Essi sono elementi essenziali del processo di formazione.

I bisogni, le attitudini e gli interessi dei partecipanti rivestono importanza. Essi favoriscono lo sviluppo del campo di attività.

Il progetto ha sempre una durata: poche ore, settimane, mesi o anni, ma ha sempre un inizio e una fine.

Un progetto può essere individuale (implica una sola persona che lo realizza individualmente), oppure può implicare un gruppo di persone. La metodologia rimane formalmente la stessa. Nel caso in cui il progetto è svolto da un gruppo, intervengono chiaramente una serie di dimensioni che concernono:

-il gruppo, la sua organizzazione, le modalità di funzionamento, la dinamica tra le persone coinvolte.

-le forme di gestione, la direzione.

 

FASE 1

L’iniziativa per un progetto può venire da chiunque, da una singola persona, da un membro di un gruppo; a seguito di una discussione, da un problema identificato o irrisolto, da un suggerimento esterno, da un’esperienza di cui si è sentito parlare…

Durante la prima fase occorre raccogliere le idee, le proposte attorno a una finalità.

Esempi di idee / proposte

-asilo di quartiere

-gita scolastica

-festa di fine anno

-dopo scuola

-atelier creativi

-torneo sportivo

-realizzazione cortometraggio

 

 

 

FASE 2

Fatta la scelta dell’idea occorre verificare la fattibilità, ovvero accertare alcuni elementi essenziali. Vanno perciò svolti alcuni passi per meglio confrontarsi su alcune domande.

 

1-chiarire l’ambito del progetto e definire

-il tempo necessario per la fase di confronto.

-la durata del progetto.

-gli obbiettivi perseguiti dal progetto.

-l’esistenza di un solo progetto o di vari sotto progetti.

-la formazione del gruppo o dei vari gruppi.

-le regole di gestione che si vogliono adottare (decisione a maggioranza, o consensuali, ect.)

 2-precisare l’idea di progetto

Ogni partecipante ha una sua rappresentazione del progetto e del ruolo che desidera assumere.

È importante che ognuno abbia l’opportunità di manifestare le sue specifiche richieste.

In tal modo si garantisce coinvolgimento, trasparenza e trasferimento delle conoscenze, assicurando  nel contempo una prassi di progetto.

3-fare lo schizzo del progetto

Il prodotto che deve scaturire da questa seconda fase è un catalogo di idee chiamato anche avamprogetto.

Secondo la complessità del progetto in questa fase si può prevedere uno “studio di fattibilità”. Il catalogo delle idee è un riassunto in cui figurano essenzialmente: ambito, finalità, elenco delle attività.

In questa fase non è prevista ancora la pianificazione delle attività che farà l’oggetto della terza fase.

 

FASE 3

Sviluppo dell’iniziativa

Il compito di ognuno è scegliere e fissare le priorità, cioè di esprimere:

-cosa voglio fare, precisando anche la quantità.

-come voglio lavorare, precisando anche la qualità.

Risultato del lavoro sarà il piano di progetto, ovvero la pianificazione e la programmazione della varie attività.

-come è realizzato il piano.

-chi fa cosa, in che modo, con quali mezzi, per quanto tempo, quando, dove.

-competenze richieste a ognuno per svolgere la sua attività.

-preventivo e piano finanziario.

Prodotto: piano del progetto

Il progetto è descritto nei suoi minimi dettagli (obbiettivi, metodi e mezzi). A volte secondo la complessità del progetto si può procedere con uno studio di fattibilità, seguito da un progetto principale e uno di dettaglio

 

FASE 4

Realizzazione

È la fase in cui si mette in esecuzione le attività definite nella terza fase. In questa quarta fase vanno verificati e tenuti sotto controllo il preventivo spese e il finanziamento.

 

FASE 5

Fine del progetto

Alla fine di un progetto c’è di regola un “prodotto” materiale: una casa, un libro, un cortometraggio… oppure immateriale: un servizio, una prestazione…

Alla fine di un progetto viene svolta una valutazione, la quale permette di:

-verificare se il “prodotto” (risultato) corrisponde alle attese (obbiettivi).

-identificare eventuali nuovi spunti o problemi che possono giustificare un “nuovo” progetto.

-consentire al gruppo o ai singoli di giudicare il lavoro svolto.

Nel rapporto finale vengono indicati gli elementi essenziali del progetto

 

Nella prossima edizione tratterò la parte gestionale della realizzazione di un progetto.

                                                                                                                                                              NOVEMBRE 2015


Come anticipato nello scorso numero, dopo aver scritto ampiamente sul senso dei centri giovanili e del rapporto relazionale adulto-adolescente, in questa edizione de “la voce di Blenio”, entrerò in merito al C’entro giovani dei Comuni di Acquarossa, Serravalle e Blenio. Infatti, durante il mese di ottobre, grazie alla collaborazione delle scuole medie di Acquarossa, il C’entro si è presentato nelle classi di I° e II° media, ad ogni allievo è stata in seguito consegnata della documentazione specifica da portare a casa e condividere con i propri genitori. Qui di seguito vi riporto tale documentazione:

 

  Gentili genitori degli studenti di 1a e 2a media delle s.m. di Acquarossa

 

Il centro giovani C’entro a Dongio é rivolto agli adolescenti dagli 11 ai 18 anni della valle di Blenio, la frequenza é facoltativa e non vi é obbligo di iscrizione o pagamento di tassa alcuna. Sia la struttura come anche il materiale, le apparecchiature e le attività organizzate sono gratuite, mentre in altri casi come cene, uscite particolari, uso di infrastrutture esterne o attività specifiche, viene richiesta una partecipazione alle famiglie.

Il C’entro é finanziato in parte dai Comuni di Acquarossa, Serravalle e Blenio, e in parte dal Cantone Ticino (DSS).

Il C’entro fa riferimento all’UFAG (ufficio Cantonale del sostegno a enti e attività per le famiglie e per i giovani) e in particolare a infogiovani e infofamiglie.

Al C’entro si può stare con gli amici, giocare a ping pong, biliardo, wii, ascoltare musica, guardare la tv o un film sul grande schermo, al C’entro si possono organizzare compleanni, feste, discoteca, riunioni, cene e qualsiasi attività ricreativa.

Con il C’entro si possono fare uscite in piscina, al lago, al fiume, andare a pescare, giocare a calcio e qualsiasi attività esterna come pure dei soggiorni in montagna o al mare.

Il C’entro, come anche i suoi partner è sensibile alle tematiche sociali riguardanti i giovani,  e mette a disposizione materiale informativo fornendo anche consigli e su richiesta indirizza i ragazzi ai contatti specifici. Al C’entro esistono delle piccole ma importanti regole, oltre alla buona educazione. Non viene tollerato il bullismo, la discriminazione, la violenza, il linguaggio estremamente scurrile come anche le imprecazioni, il vandalismo e la non curanza della struttura come anche del mobilio o il materiale messo a disposizione.

Per frequentare il C’entro basta solo accettare e firmare una “carta” dove si prende coscienza delle comuni regole di convivenza, la stessa richiede anche la firma dei genitori.

Il C’entro oltre a collaborare con la scuola media di Acquarossa si riunisce due volte all’anno in una commissione di appoggio comprendente i rappresentanti dei Comuni e del Cantone per stilare un bilancio, definire e individuare eventuali problematiche e strategie, oppure per raccogliere nuove proposte. Esiste inoltre anche un gruppo di lavoro che si riunisce due volte all’anno, comprendente i rappresentanti di varie Istituzioni sociali, ricreative e sportive per implementare eventuali collaborazioni a favore dei giovani e molto altro ancora. Il C’entro è sempre pronto a raccogliere idee e proposte, sia dai giovani come anche dai loro genitori.

 

 

                                                                                                         

                                                                                                                animatore socioculturale

                                                                                                                Christian Polti

 

 

Segue contributo da parte dell’ Ufficio Cantonale del sostegno a enti e attività per le famiglie e per i giovani.

 

 

I CENTRI GIOVANILI (di Marco Baudino resp. infogiovani)

 

Nell’ambito di numerose ricerche sociologiche realizzate anche in Ticino, emergono sostanzialmente due principali bisogni tra gli adolescenti: quello di “divertirsi” in senso lato e quello di usufruire di uno spazio aggregativo.

 

In Europa sono attualmente in funzione più di ventimila Centri giovanili caratterizzati dalle più svariate forme di gestione, possono essere strutture pubbliche o private. In Svizzera non è mai stato realizzato un vero e proprio censimento, ma si è legittimati a pensare che ne esistano più di cinquecento sparsi sul territorio nazionale, che vanno dal semplice locale d’incontro a uno spazio polivalente con la presenza di animatori qualificati.

 

In Ticino vi sono attualmente sedici Centri giovanili riconosciuti e sussidiati dal Dipartimento della sanità e della socialità secondo quanto stabilito dalla “Legge sul sostegno e il coordinamento delle attività giovanili (legge giovani)” del 2 ottobre 1996 e due probabilmente si apriranno entro la fine del 2016.

 

La presenza di un animatore socioculturale all’interno di un Centro giovanile diventa, se si pensa alle difficoltà intrinseche dell’età degli utenti, fondamentale. Ha il compito di stimolare, ascoltare e far partecipare attivamente il giovane, aiutandolo a formulare e a realizzare i propri desideri. Ha un ruolo di moderatore, ma soprattutto d’antenna recettiva: deve offrire un ascolto ed essere attento a cogliere i segnali che gli utenti - nei loro comportamenti individuali e collettivi – inviano sia all’interno che all’esterno della struttura. Deve essere colui con il quale si può parlare, ci si può confrontare e confidare. Ma per far ciò, l’animatore deve prendersi il tempo necessario per dialogare con le ragazze e i ragazzi del Centro, per riflettere, per informarsi e formarsi. Per molti adolescenti, i Centri sono tra i pochi luoghi nei quali possono incontrare degli adulti che non sono, né i loro genitori, né i loro insegnanti. Queste occasioni d’incontro sono molto significative per l’adolescente soprattutto nei momenti di crisi, di sconforto, di sfiducia negli altri e in sé stessi. La presa a carico di problematiche relazionali, economiche o psicologiche non è però tra i compiti che deve assumere un animatore di un Centro giovanile. L’animatore che lavora a contatto con i giovani, innanzitutto deve essere un adulto credibile. I giovani domandano agli adulti di riferimento di mettersi in gioco in una relazione significativa: nella crisi dei ruoli, delle appartenenze e dell’identità personale e collettiva, le ragazze e i ragazzi vogliono poter sperimentare e sperimentarsi, fare un percorso esplorativo insieme, ma anche mettere in discussione i modelli stereotipati degli adulti sperando, alla fine del percorso, di trovare sicurezze.

L’animatore non deve stare dietro all’adolescente, accudirlo o indurlo verso una direzione che non è la sua, né può stargli davanti, impartendogli modelli

preconfezionati, ma deve stargli a fianco, accompagnandolo nella scoperta di sé e degli altri, aiutandolo a formarsi come individuo responsabile all’interno di una comunità. Solo in questo modo vivere un’esperienza comunitaria all’interno di un Centro giovanile può diventare un percorso educativo e formativo straordinario.

 

 

Marco Baudino

UFAG

infogiovani

infofamiglie

Comitato giovani

INFO-C’ENTRO (C’ENTRIAMOCI?)                                                        OTTOBRE 2015

 

Come anticipato lo scorso mese, oggi cercherò di dare alcune risposte a delle domande che spesso mi sento rivolgere da alcuni di voi, ma prima di questo vorrei ringraziare tutte le associazioni, i volontari, gli enti statali e para statali, le autorità Cantonali e Comunali e soprattutto i ragazzi e le ragazze del C’entro per l’ottima collaborazione e il contributo dato per l’ottima  riuscita della giornata delle porte aperte svoltasi domenica 6 settembre nonostante il vento, a tratti tempestoso. Grazie a tutti.

 

Per meglio comprendere le finalità di un centro aggregativo e socioculturale, occorre dare una definizione, per quanto sia possibile, all’universo giovanile, alle sue peculiarità come anche ai dubbi, alle incertezze e alla costante ricerca di un modello comportamentale condiviso. Ma anche al precario equilibrio relazionale tra giovani e adulti.

 

Adolescenti: Fragile è il termine che descrive l’ambigua situazione in cui si trova l’adolescente, i giovani vogliono essere riconosciuti dagli adulti come persone di valore e, quando non ci riescono, girano le spalle e fanno gli spavaldi. La spavalderia è la maschera che nasconde la fragilità. È come se i ragazzi non fossero convinti del proprio valore e cercassero nel mondo degli adulti conferme e rinforzi che facciano svanire i loro dubbi. Per questo il “narcisismo” inteso come scelta di fondo, quasi filosofica, morale oltre che estetica, non significa chiusura. L’adolescente aspira a un clima relazionale fondato sulla fiducia e la competenza. Quasi a dire: avete poco da offrirmi, perlomeno dimostrate che tenete a me.

Il paradosso è che, anche se sembrano cacciarci via, in realtà i giovani della media adolescenza hanno bisogno di una guida che possa coltivare la loro unicità. Anche nella tarda adolescenza hanno ancora bisogno di un adulto nella loro vita che li aiuti a stabilire degli obbiettivi ed a elaborare delle strategie per raggiungerli e, cosa più importante, sono più disposti ad accettare questo aiuto. L’adolescente, più del bambino guarda verso l’alto, la sua attenzione non è attratta solo dai coetanei, nonostante le apparenze, ha fame di relazioni “verticali”, con adulti competenti, che sappiano anche strutturare delle regole e porre dei limiti condivisi. Le ultime generazioni di adolescenti appaiono più di quelle che le hanno precedute, interessate a tessere una trama di relazioni con adulti competenti. Ragazzi e ragazze nominano gli adulti di riferimento ai quali chiedono di stare a guardare e, quando lo meritano, di ammirarne le “performance”. Cercano un ritorno, una conferma di essere sulla strada giusta per lo sviluppo. Questa è la funzione degli adulti, educatori, insegnanti, rinnegati ufficialmente ma nominati intimamente come testimoni del proprio valore, di confessori, allenatori sportivi, capi scout, zii, padrini, amici dei genitori, coach ect.

Gli adulti di riferimento, anche con le loro debolezze, godono di autorevolezza se sono riconosciuti come autorevoli dagli adolescenti, a volte anche con prese di posizioni “forti”. L’autorevolezza, il carisma, la credibilità sono fattori fondamentali che i ragazzi attribuiscono agli adulti sulla base delle caratteristiche personali, sociali e professionali. Si tratta di adulti che i giovani sentono portatori di competenze. Creare e guidare implica rispetto, ascolto, alleanza, dialogo, che non è mai fra “pari grado”. Gli adulti non devono fare gli amici. Gli adulti forgiano e guidano le generazioni successive, offrono le condizioni sociali, padroneggiano le fonti della cultura, sostengono le famiglie, propongono le regole, preparano al lavoro. I giovani aderiscono, cambiano, si ribellano, ma sono dipendenti dagli adulti. Non solo sul piano materiale, ma sul piano esistenziale d’insieme. La relazione adulto-adolescente fondata sull’autorevolezza e la fiducia non comporta un rapporto paritario e simmetrico, come non lo è quella tra genitore-figlio, insegnante-alunno, allenatore-atleta. I giovani hanno bisogno assoluto di adulti che dimostrino l’autorevolezza necessaria alla loro funzione di genitori, educatori, insegnanti, mentori, coach ect. La ricerca dell’autonomia e la spavalderia non vanno confuse con la chiusura, il distacco e la frattura intergenerazionale. Semmai queste sono conseguenze del fatto che il giovane non ha trovato nelle figure di riferimento la competenza e la credibilità di cui ha bisogno per vivere e per crescere. I giovani amano l’indipendenza, ma amano altrettanto incontrare persone in grado di prepararli alla vita adulta, adorano le storie, i ragionamenti e le “dritte” che un “grande” può dare.

 

Ma cosa è un Centro giovanile? Se la rete (internet) è una finestra sul mondo, i Centri del tempo libero sono una porta aperta sul territorio dove sono situati. Concretamente, il Centro giovanile dovrebbe essere uno spazio aperto a tutti, senza premesse ideologiche o politiche, che permetta all’adolescente di trascorrere una parte del suo tempo libero.

Un luogo dove poter incontrare gli amici, socializzare e svolgere delle attività che soddisfino le esigenze creative e ricreative di ciascuno. Una struttura flessibile e adattabile a ogni richiesta, dove la solidarietà, la convivialità, il rispetto e la libertà di espressione devono essere assicurate. Attraverso la loro azione non lucrativa, i Centri favoriscono l’accesso ad attività formative e culturali stimolando la partecipazione attiva e l’interazione sociale dei giovani.

Nel processo educativo e di socializzazione, i Centri giovanili occupano uno spazio complementare a quello istituzionale della scuola, anche se in alcuni casi esistono delle sinergie, collaborazioni e condivisioni di intenti. In classe vengono privilegiati il sapere teorico e il lavoro intellettuale, nei Centri giovanili si dovrebbe stimolare l’autoaffermazione, l’autodeterminazione, la conoscenza del proprio vissuto e la gestione libera del proprio tempo, cercando di stimolare i giovani ad una presa di coscienza delle proprie responsabilità cercando di aprire delle porte a una corretta comunicazione (verbale e relazionale), all’informazione, allo scambio culturale, all’autoaffermazione ed a una presa di coscienza del mondo circostante nel quale bisogna saper “crescere” ed “evolvere”. Permettendo ai giovani di pensare, creare, organizzare, gestire e valutare le proprie attività, automaticamente li si esercita a negoziare, ad assumersi le proprie responsabilità, a scegliere e a decidere.

I Centri giovanili devono essere ritenuti complementari e non antagonisti alla famiglia, luogo preposto alla crescita, all’educazione e alla formazione sociale e psicologica dell’adolescente.

I giovani in età adolescenziale e preadolescenziale, tendono a staccarsi gradatamente dal contesto parentale, cercando di formarsi una propria identità e ottenere una propria autonomia, è soprattutto in questa fascia di età, che le amicizie trovate fuori dal contesto famigliare hanno un ruolo importante nella crescita individuale. I Centri giovanili, assumono un ruolo di naturale transizione tra la famiglia e la vita indipendente. Sono due le travi portanti dell’azione dei Centri giovanili: l’azione educativa, complementare a quella della famiglia e della scuola, e l’azione associativa e socioculturale. Queste due linee direttrici sono inscindibili e perseguono lo stesso obbiettivo, la prevenzione alle esclusioni e ai disagi sociali.

I Centri giovanili dovrebbero infatti avere tra i loro obbiettivi, quello di favorire le attività che rafforzano nell’utente il sentimento di appartenenza alla comunità e la solidarietà, contribuendo così a prevenire l’isolamento sociale. In tal senso i Centri giovanili fanno a capo alla rete sociale presente sul territorio (Comunale, Cantonale, Nazionale) promuovendo momenti privilegiati alle più svariate tematiche inerenti al mondo giovanile, alla prevenzione e al disagio sociale.

 

il prossimo mese, ci focalizzeremo specificatamente sul Centro giovanile da me rappresentato.

 

PORTE APERTE AL C’ENTRO                      settembre 2015

 

Domenica 6 settembre 2015 il C’entro giovani dei Comuni di Acquarossa, Serravalle e Blenio si presenta alla popolazione di tutta la valle di Blenio con una giornata di porte aperte dedicata alle famiglie. La giornata si terrà presso il piazzale dello stabile ex Fehlmann dove verrà proposta una fornitissima griglia, un bar per dissetarsi, musica e intrattenimenti per grandi e piccini. Verrà messo a disposizione un nido sorvegliato per i più piccini.

Ma questa giornata non vuole essere solo un momento di convivialità e festa, ma anche un occasione per conoscere la realtà del C’entro giovani, la storia, gli obbiettivi, le attività proposte, la struttura, i finanziamenti, il funzionamento e i ragazzi e ragazze che lo frequentano. La giornata di porte aperte è stata organizzata in collaborazione con:

 

 Infogiovani del Cantone Ticino (Infogiovani è l’ufficio dell'amministrazione cantonale che si rivolge, con modalità diverse, a due tipi di pubblico: ai giovani che possono accedere facilmente e senza formalità all'informazione di temi che li toccano da vicino; agli adulti: genitori, animatori, docenti e autorità che possono approfondire le loro conoscenze e ricevere nuovi stimoli per differenziare e aggiornare il loro rapporto con la variegata realtà giovanile).

Visione giovani Polizia Cantonale (La Polizia cantonale è competente anche per misure di prevenzione rivolte in particolare ai giovani. Per questo motivo il 1° giugno 2006 è stato creato il Gruppo Visione Giovani (GVG) con due coordinatori (uno per il Sopraceneri e uno per il Sopraceneri) che hanno contatti regolari con le diverse sedi scolastiche, fanno prevenzione e preparano i relativi programmi, fanno parte di gruppi di lavoro misti cantonali e nazionali con altri servizi e dipartimenti, intervengono con colloqui di mediazione e sensibilizzazione in diversi ambiti ed istituzioni, senza dimenticare l'impegno quali relatori in occasione di conferenze pubbliche. Il GVG agisce in base al motto "prevenire e mediare per evitare di denunciare" e nel suo lavoro è affiancato da circa 50 agenti appartenenti alla Polizia cantonale e alle Polizie comunali che agiscono quali antenne dislocate in modo capillare su tutto il territorio cantonale. Queste antenne hanno contatti regolari con le direzioni di scuole elementari, medie, professionali e medie superiori. Inoltre, intervengono su richiesta degli Istituti scolastici e di privati).

Radix Svizzera Italiana (è un’associazione che s’impegna nella realizzazione di progetti, locali e regionali, volti alla promozione della salute e alla prevenzione delle dipendenze rivolti alla popolazione in generale e a gruppi mirati. In particolare realizza e sostiene progetti e diffonde materiale d’informazione sulle dipendenze sia da sostanze che da attività.
Radix offre consulenza e sostegno a gruppi (formali e informali), scuole, comuni e collabora alla pianificazione e all’attuazione di progetti.
Il nome Radix significa radice. Infatti, i nostri messaggi mirano ad indebolire alla radice i molteplici fattori che portano alle dipendenze e, viceversa, a favorire,radicandole saldamente nell’individuo e nella società, le condizioni che determinano il benessere psichico, fisico e sociale
).

Lega polmonare Ticinese (La Lega polmonare ticinese è un'organizzazione di servizi a copertura dell'intero territorio cantonale che si occupa delle affezioni polmonari e delle vie respiratorie ed è parte attiva della Lega polmonare svizzera.

"Chi respira vive" questo è il motto grazie al quale la Lega polmonare si adopera oggi a favore delle persone affette da malattie polmonari o delle vie respiratorie. I suoi compiti più importanti sono: la consulenza e l'assistenza agli ammalati polmonari e ai loro cari, lo sviluppo dell'auto-aiuto, la prevenzione delle malattie polmonari, l'impegno per un'aria pulita.

La Lega polmonare ticinese, il 19 luglio 2014 ha compiuto il suo primo secolo di vita. Nata per lottare contro la tubercolosi, un secolo dopo si vede ancora confrontata con questa patologia ben lungi dall'essere debellata).

 

Giovanimazione (associazione degli animatori socio-culturali in ambito giovanile della Svizzera Italiana che raggruppa gli animatori dei centri giovanili presenti sul territorio del Cantone Ticino).

 

Inoltre saranno presenti:

 

Rappresentanti e/o autorità dei Comuni di Acquarossa, Serravalle e Blenio.

Rappresentanti ufficio Cantonale del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani.

Rappresentanti scuole medie Acquarossa.

Associazione Danza Blenio.

Gruppo genitori scuole elementari Serravalle.

Amici del Sosto

Cinema teatro Blenio

 

Sperando che questa giornata di porte aperte possa avvicinare ulteriormente la popolazione della valle di Blenio a tutto quello che ruota attorno al C’entro giovanile, vi aspetto numerosi e in attesa di fare la vostra conoscenza, vi saluto cordialmente.

Un ringraziamento particolare agli amici del Sosto.

(seguirà invito a tutti i fuochi della valle)

 

 

Christian Polti animatore socio-culturale dei Comuni di Acquarossa, Serravalle e Blenio.

 

L’ESTATE DEL C’ENTRO giugno-luglio-agosto

Con la cerimonia della consegna dei diplomi agli allievi di quarta media delle scuole medie di Acquarossa e in seguito alla festa presso il C’entro, si è dato l’avvio alla stagione estiva. Ma andiamo per ordine.

 

La festa esclusiva per gli allievi licenziati è stata organizzata dal cdr (allievi quarta media) con la supervisione dell’animatore, per l’occasione si è potuto inaugurare il nuovissimo impianto luci da discoteca e la postazione deejay, con soddisfazione di tutti, la festa si è svolta senza il minimo problema e con grande divertimento, al termine il cdr si è prodigato nella risistemazione della sala e nelle pulizie di rito. Un ringraziamento per la collaborazione alla supplente animatrice Lilli e al volontario Signor Turlon, arrivederci al prossimo anno per una nuova festa per i futuri diplomati.

 

Nelle settimane seguenti, le attività del C’entro non si sono mai  fermate, ma a causa della torrida estate, ci si è spostati all’esterno con uscite al fiume, al lago e in piscina. Queste uscite sono state possibili noleggiando un furgone presso un garage della valle di Blenio. Grazie a queste attività, i ragazzi hanno potuto conoscere nuovi luoghi, come il laghetto Orbello in valle di Arbedo e le pozze alte presso Osogna.

 

Ora stiamo andando verso la fine dell’estate, e l’inizio della ripresa scolastica è imminente, tutti i ragazzi sono tornati dalle vacanze e gli allenamenti di calcio sono ricominciati, ma nonostante questo da alcuni giorni siamo tutti impegnati nell’organizzazione della giornata (festa) delle porte aperte presso il nostro C’entro per domenica 6 settembre, le attività da pianificare non mancano, dai vari tornei a premi come il calcetto, il tennis da tavolo e il fotbalino come anche la distribuzione (volantinaggio) dei manifesti, l’impegno dei ragazzi è ammirevole e spero vivamente che venga ripagato da una buona affluenza e da una meteo favorevole.

 

In conclusione vorrei nuovamente sottolineare che il C’entro giovani è un luogo pubblico gratuito (ad eccezione di alcune attività specifiche in cui viene richiesto un contributo alle famiglie) e accessibile a tutti, prevalentemente rivolto ai giovani dagli 11 ai 18 anni, dove si possono svolgere o organizzare svariate attività con la supervisione di una o più figure professionali formate e attive in ambito sociale e pedagogico, al C’entro vigono comunque alcune regole (oltre al buon senso) da rispettare, e in tal senso, ogni ragazzo che intende frequentare la struttura e le attività, è tenuto a firmare una “carta del C’entro” nel quale si impegna nel rispettare delle piccole ma importantissime regole, per trasparenza, la carta del C’entro richiede anche la firma dei genitori del ragazzo in questione. Il ripetuto non rispetto di tali regole viene sanzionato con una sospensione a tempo determinato e in casi gravi a tempo indeterminato  informando la famiglia del ragazzo in questione.

Il C’entro giovani collabora e fa a capo a diverse e variegate associazioni istituzionali in ambito sociale e rivolte a più tematiche inerenti agli adolescenti, tutto quanto riguarda i centri giovanili sono monitorati, co-finanziati e sottoposti alla legislazione dell’UFAG (ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani),  inoltre l’animatore è costantemente in contatto con la Direzione delle scuole medie di Acquarossa e con i Comuni co-finanziatori (Acquarossa, Serravalle e Blenio).

 

Nei prossimi articoli cercherò di essere maggiormente esaustivo su cosa sia un centro giovanile, finalità, obbiettivi, basi legali, responsabilità, finanziamenti e tipologia di interventi e attività.

 

Cordiali saluti. Christian Polti animatore socio culturale dei Comuni di Acquarossa, Serravalle,  Blenio e del Cantone Ticino.

 

Il C’entro aderisce ad Azione 72 ore … e la Svizzera è sotto sopra!                         MAGGIO 2015

 

Azione 72 ore?

L’idea è semplice quanto affascinante : circa 30’000 bambini e giovani realizzano dei progetti di pubblica utilità in tutta la Svizzera durante - idealmente - 72 ore. Che si tratti di pulire un bosco, creare un qualsiasi tipo di progetto artistico o di animare una casa per anziani, alle idee non sono posti limiti.

Dopo il grande successo riscosso nelle edizioni 2005 e 2010, dal 10 al 13 settembre 2015, con il via dell’Azione 72 ore inizia un'altra lotta contro il tempo. Con molto spirito d’inventiva, i gruppi di giovani si prestano a realizzare le loro idee.

La realizzazione di tutti questi progetti è una vera e propria avventura e ogni gruppo potrebbe necessitare anche del sostegno della popolazione, che potrà donare o prestare il materiale necessario. Tutta l’Azione 72 ore è perciò seguita da vicino dai media e dunque nelle automobili, nei salotti, negli uffici e sugli smartphone di tutta la Svizzera.

 

Come funziona concretamente?

Per ogni gruppo iscritto c'è una/un responsabile di gruppo. Sarà lei/lui che concepisce, solo o con l'aiuto dei partecipanti un'idea di pubblica utilità. Dalla sera di giovedì 10 settembre questa idea viene concretizzata nell'arco di tre giorni. Tuttavia la durata di 72 ore è solo un ideale, un progetto può anche svolgersi nell'arco di una sola giornata.  

Il venerdì 11 settembre le allieve e gli allievi di tutta la Svizzera che parteciperanno all’Azione 72 ore saranno dispensati dalle lezioni scolastiche. 

 

Chi c'è dietro?

L’Azione 72 ore è un progetto della Federazione svizzera della associazioni giovanili (FSAG). Il progetto è indirizzato a tutti i bambini e a tutti i giovani che vogliono mettere la Svizzera sottosopra. Di principio i gruppi iscritti all'Azione 72 ore si costituiscono all'interno delle organizzazioni giovanili presenti sul territorio. Infatti, proprio in questi giorni, stiamo per esempio proponendo a tutti i centri giovanili di iscriversi con i loro rispettivi gruppi.  

 

Perché iscriversi?

L'Azione 72 ore si prefigge di trasmettere a tutta la Svizzera un chiaro segnale di solidarietà da parte di migliaia di giovani e bambini. Con i loro progetti tutti i partecipanti s’impegnano divertendosi nel proprio ambiente accettando la sfida di svolgere dei compiti di pubblica utilità.

La volontà del FSAG e della Confederazione - che sostiene il progetto - è quella di puntare i riflettori, durante questi tre giorni, sull'impegno sociale svolto da giovani e bambini. Al contempo si vuole mostrare all'opinione pubblica che anche essi sanno impegnarsi per la comunità. I giovani vengono infatti sovente giudicati dal resto della popolazione più per certi loro comportamenti (vandalismi, abuso di sostanze psicoattive,..) piuttosto che per l'impegno che, oggi come ieri, prestano per la nostra società.
Fra gli obbiettivi principali dell'Azione 72 ore vi è sicuramente quello di invertire questa tendenza come pure quello di valorizzare il prezioso lavoro svolto dalle organizzazioni giovanili quali il C'entro giovani dei Comuni di Blenio, Serravalle e Acquarossa.

 

Come aderirà il C’entro?

L’animatore socioculturale, dopo aver coinvolto un gruppo di ragazzi interessati a partecipare ad azione 72 ore, prenderà contatto con i Comuni  di Blenio, Serravalle e Acquarossa per poter individuare in modo mirato a chi rivolgere l’azione 72 ore di volontariato, ad un alpigiano in difficoltà? Agli anziani? Contadini oberati di lavoro? Capannari? Sistemazione di sentieri o altro? Tutto è possibile, dopo aver raccolto le segnalazioni dei Comuni, l’animatore socioculturale del C’entro proporrà ai ragazzi e ragazze coinvolti le varie possibilità e saranno loro a fare la scelta definitiva, dopo di che il progetto verrà inoltrato agli organizzatori di azione 72 ore per poter avere via libera.

 

                                                                                                          Christian Polti

 

Più informazioni?

www.c-entro.ch

Pagina Facebook: Centro Giovani Dongio

Twitter: c_entro

Contatto: Christian Polti animatore socioculturale C’entro giovani dei Comuni di Blenio, Serravalle e Acquarossa, 079 823 89 11

 

www.72ore.ch

Pagina Facebook: Azione 72 ore - Gruppo Ticino e Grigioni italiano

Twitter: Azione72ore

Applicazione per Smartphone (da fine maggio 2015): azione72ore

Comitato della Svizzera italiana Azione 72 ore

Contatto: Rocco Brignoli, 076.679.42.75 - Promotore Azione 72 ore nella Svizzera italiana

 

 L’OSPITE (IL C’ENTRO COLLABORA)                                                      marzo 2015

 

Questo mese, nella nostra rubrica ospitiamo con piacere Ticino addiction (associazione professionisti delle dipendenze), L’inizio della loro campagna è infatti imminente. Nel 2015 l’accento sarà posto sulla Settimana alcol durante la quale - come per gli anni 2011 e 2013 - numerose organizzazioni attive nell’ambito della consulenza in materia di dipendenze, della polizia, della cultura, dello sport o della formazione organizzano attività rivolte a tutta la popolazione o a gruppi target specifici. La Settimana alcol si terrà dal 30 aprile al 9 maggio 2015 e verrà lanciata attraverso le classiche misure pubblicitarie a partire dal 23 aprile 2015. In questo senso, anche il C’entro giovani dei Comuni di Blenio, Serravalle e Acquarossa in collaborazione con le scuole medie di Acquarossa svolgerà delle attività rivolte ai giovani sulla prevenzione delle dipendenze. Vediamo qui di seguito in dettaglio di cosa si tratta:

 

 

Settimana alcol al centro della campagna

Elemento centrale della campagna è la Settimana alcol in programma dal 30 aprile al 9 maggio 2015. Anche nel 2011 e nel 2013 sono state organizzate Settimane nazionali alcol. Nell’arco di circa una settimana numerosi attori coinvolti nella prevenzione e nella consulenza sull’alcolismo - e non solo - organizzano alcune manifestazioni rivolte a tutta la popolazione, a cui parteciperanno attivamente i servizi specializzati in materia di dipendenze, la polizia, gli operatori impegnati nelle attività giovanili, gli insegnanti, gli operatori culturali ecc. di tutta la Svizzera. Mediante l’organizzazione di progetti teatrali, serate cinematografiche e di sport, tavole rotonde in luoghi pubblici o concorsi o attraverso l’attività mediatica, essi richiameranno l’attenzione sulla tematica dell’alcol e stimoleranno la riflessione e la discussione sul consumo individuale.

Oltre alla Settimana alcol, classiche misure pubblicitarie (come banner web e inserzioni) provvederanno a richiamare l’attenzione sull’argomento e rimanderanno al sito Internet della campagna www.alcohol-facts.ch che informa sugli effetti del consumo di alcol. Un quiz ludico e animato appaga la sete di conoscenza e funge da portale d’accesso a informazioni più approfondite sugli effetti e sullo smaltimento dell’alcol, nonché su alcol e calorie, sport, età, giovani ecc.

 

Chiedersi: «Quanto è troppo?»

Il motto della campagna e della Settimana alcol è: «Quanto è troppo?». Questo motto richiama l’attenzione sul fatto che è assolutamente possibile bere alcolici, ma indica che esiste un limite al con-sumo eccessivo. Il limite tra il consumo a basso rischio e il consumo eccessivo varia da persona a persona. Di conseguenza, ognuno è responsabile della risposta da dare alla domanda. La campagna mette in evidenza il fatto che possono essere coinvolte anche terze persone. Il consumo personale di alcol può quindi essere eccessivo oppure può avvenire nel momento sbagliato anche per la propria famiglia, i propri compagni di sport o il proprio posto di lavoro.

Anche la società ha le proprie responsabilità, in quanto per il singolo è più facile tenere sotto controllo il proprio consumo di alcol in un contesto generale favorevole dal punto di vista sociale, culturale, giuridico ed economico. Ad esempio, la protezione dei giovani è un tema centrale per la società e richiede misure adeguate affinché venga rispettato il limite di età di 16-18 anni per la vendita.

 

Molti o pochi rischi?

Non esiste una risposta valida per tutti alla domanda sul «troppo» poiché le persone reagiscono in modo diverso all’alcol e hanno quindi un rischio individuale di sviluppare malattie dovute al consumo di alcol con i danni che ne conseguono. I fattori decisivi sono lo stato di salute, il sesso, l’età, la statura, il peso corporeo ecc. Si raccomanda pertanto di adeguare individualmente il proprio consumo di alcol o, a seconda della situazione, di rinunciare completamente all’alcol.

Come quadro di riferimento generale per un consumo a basso rischio si applica quanto segue:

•             da 1 ad un massimo di 2 bicchieri standard al giorno per una donna adulta sana;

•             da 2 ad un massimo di 3 bicchieri standard al giorno per un uomo adulto sano;

•             per due giorni a settimana si raccomanda di rinunciare completamente all’alcol.

 L’Ufficio federale della sanità pubblica UFSP e i suoi partner perseguono attraverso la campagna l’obiettivo di stimolare la riflessione sul consumo individuale e di informare sugli effetti dell’alcol. In tal modo ognuno potrà rispondere alla domanda: «Quanto è troppo per me e per gli altri?».

 

Per ulteriori informazioni sulla campagna e sul tema dell’alcol: www.alcohol-facts.ch (online a partire da fine marzo 2015)

La campagna è una delle misure nel quadro del Programma nazionale alcol.

 

  Christian Polti

 PIANIFICAZIONE 2015 AL C’ENTRO GIOVANI                                                          febbraio 2015

 

Durante il mese di febbraio appena concluso, complice il carnevale sparso un po’ ovunque in valle, la frequentazione dei ragazzi e ragazze al C’entro giovani è stata comprensibilmente scarsa, ma non per questo i lavori inerenti alle attività giovanili si sono fermati. Infatti per la prima volta, sotto la nuova gestione, si è riunita la commissione di appoggio del C’entro giovani di Dongio con lo scopo di conoscersi reciprocamente e di pianificare, condividere e proporre eventuali collaborazioni e sinergie inerenti alle attività giovanili. Erano presenti i rappresentanti dei Comuni di Acquarossa, Blenio e Serravalle, il Direttore delle scuole medie di Acquarossa, il Direttore didattico del Comune di Blenio (nuova entrata), il rappresentante del gruppo genitori, e come ospite, l’ex animatrice partente.  L’incontro si è svolto al C’entro con modalità informale e conviviale, dove sono emerse interessanti discussioni che ben fanno presupporre a un ottimale collaborazione. Infatti dopo aver illustrato ai presenti i progetti e le future attività che intendo proporre, progettare e condividere con i giovani, da parte di tutta la commissione ho potuto raccogliere grande disponibilità e utili consigli. Da sottolineare infine, la sinergia che si intende creare tra il C’entro giovani e la scuola media di Acquarossa, sia a livello di condivisioni ludiche e ricreative come anche infrastrutturali.

 

Contemporaneamente ai lavori organizzativi e di pianificazione 2015, con l’aiuto dei giovani si è continuato l’allestimento decorativo e infrastrutturale degli spazi interni al C’entro, l’obbiettivo è quello di terminare entro inizio primavera per poi organizzare una giornata di porte aperte a tutta la popolazione della valle di Blenio. Il tempo stringe e resta ancora molto da fare, per chi avesse del mobilio in esubero ma ancora in buono stato (divani, divani letto, librerie e armadi) e desiderasse donarlo al C’entro,  può prendere contatto direttamente con l’animatore socioculturale allo 079 823 89 11, per chi invece volesse verificare a che punto sono i lavori, può visitare la web site www.c-entro.ch e cliccare su immagini.

 

NUOVA STAGIONE 2015 AL C’ENTRO GIOVANI                             gennaio 2015

 

Con l’inizio di Gennaio 2015, è partita la nuova stagione del C’entro giovani a Dongio, e con essa la nuova gestione. Sin da subito ci si è dati da fare nel dare una rinfrescata alla struttura, ad eseguire qualche riparazione, eliminare mobilio rotto o usurato e sostituirlo. Allo stesso tempo si è dovuto prendere contatto con la commissione di lavoro e creare quella di appoggio senza dimenticare di portare avanti le attività con i ragazzi, e infatti nel corso del mese di Gennaio, con la soddisfazione di tutti, abbiamo potuto organizzare una grigliata al C’entro e il “tutti dentro”, che altro non si tratta che restare a dormire tutti insieme. La partecipazione è stata buona e il nuovo salottino del C’entro ha svolto decisamente bene il suo compito aggregativo permettendoci di accamparci in buona parte davanti alla tv guardandoci il derby di disco su ghiaccio. Nei giorni successivi abbiamo iniziato i lavori di tinteggiatura con una grafica aggiornata e accattivante, lavori che sono tuttora in corso e che si prolungheranno fino a primavera, ma non oltre, infatti la rubrica degli eventi in vista della stagione estiva è ricca di attività, sia al C’entro che all’esterno.

Gennaio ha significato anche preparare e consegnare il preventivo per il 2015, e con la scadenza a termine del mese, il tempo a disposizione è stato davvero poco.

Durante questo primo mese,  il lavoro non è mancato per niente, ci si è dovuti destreggiare su più fronti, a livello strutturale, sociale (attività con i ragazzi), pianificatorio, di rete (riunioni e commissioni), incontri con Direzioni scolastiche e preparazione dei preventivi finanziari e di attività.

Durante i prossimi mesi potremo tirare il fiato, ma restando sempre concentrati sui giovani frequentatori del C’entro.

Resta ancora molto da fare, contatti da prendere, presentazioni da fare e soprattutto farsi conoscere, a tale scopo vi rinvio al nostro sito web: www.c-entro.ch dove potrete farvi un idea su tutto ciò che si svolge dentro e fuori dal C’entro giovani di Dongio. E chi volesse farci visita nel frattempo, è sicuramente il benvenuto.

 

PASSAGGIO DEL TESTIMONE alla gestione del C'entro! 

L'Alice se ne va...


                                                                                                                                                                                                   dicembre 2014

È arrivato anche per me il momento di lasciare il C’entro, e lo faccio già con 

un po’ di malinconia. Ho iniziato a lavorare qui il 6 maggio 2009, il mio primo 

vero lavoro, una grande agitazione, una certa paura nell’imbattermi in 

qualcosa di nuovo, l’ansia di non essere all’altezza, ma soprattutto la felicità di 

fare finalmente il lavoro che avevo sempre sognato, in una valle che ho 

sempre apprezzato ed amato. Mi ricordo come se fosse ieri il colloquio di 

lavoro; ricordo di non aver trovato subito il posto, di sentirmi inadeguata nel 

mio modo di essere e presentarmi, di ritrovarmi in una grande sala vuota 

senza sapere che poi sarebbe diventata la mia seconda casa. Eh sì… il luogo 

che mi ha cresciuta professionalmente e mi ha lasciato un bagaglio ricco di 

esperienze, vissuti e persone indimenticabili. Ricordo come se fosse ieri la 

prima apertura… un gruppo di giovani si è presentato con tante idee e voglia 

di fare. Abbiamo parlato, ci siamo conosciuti ed è iniziata la creazione di 

quello che ora è un bellissimo luogo d’incontro, stravissuto ma con ancora 

tanti ricordi e momenti da assorbire tra quelle mura che hanno visto crescere 

tanti giovani. Non troverò mai le parole adatte per descrivere quello che provo 

verso il C’entro… è stato solo un lavoro, certo, ma un lavoro basato sulla 

bellezza, la delicatezza, le sfumature, le fragilità, la forza e l’inquietudine che 

caratterizzano l’adolescenza. Rapporti sempre fugaci, ma che so di certo aver 

lasciato il segno in molte ragazze e ragazzi per la semplicità del contesto e 

l’intensità del momento.

Provo un’immensa gratitudine per aver avuto il privilegio di essere a stretto 

contatto con questi giovani che mi hanno insegnato tanto. Ho imparato il 

significato del rispetto, della spontaneità, della partecipazione, della fiducia, 

della collaborazione, dell’unicità di ognuno di noi e della bellezza che questo 

emana e della fatica che richiede imparare e riconoscerla. 

Ringrazio chi mi ha affiancato in questa splendida avventura e ringrazio per la 

fiducia e il sostegno dei comuni, del Cantone, delle scuole medie e di tutte le 

persone che in qualche modo sono passate di qui e hanno lasciato un segno.

Sento che per me è tempo di concludere questa favolosa esperienza e 

lasciare spazio a chi ha voglia di ripartire con nuove idee e stimoli.


Auguro a Christian di poter assaporare la meraviglia che ho provato io nel 

vestire i panni dell’Alice l’animatrice, auguro ai giovani di crescere 

consapevoli delle proprie risorse e sempre un po’ sognatori… 

Auguro a tutti voi buone feste e una buona continuazione e auguro lunga vita 

al C’entro!

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Per chi ha lasciato un pezzettino di sé al C’entro…

siete invitati sabato 20 dicembre dalle 18.00 alle 23.00 per 

ritrovarci di nuovo insieme e per salutare l’Alice l’animatrice! 

 

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Ho passato molto tempo al c’entro animato da Alice, ed è stato fantastico!

Alice ci ha portati in posti fantastici come l' Alpamare ,In un labirinto,a fare 

pintaball eccetera. Abbiamo fatto molte cose ed e stato bellissimo.

Grazie di tutto.

Raul


Hey, be', io posso dire che grazie al c’entro ho passato momenti fantastici, 

come la gita a Ravenna di "qualche" anno fa. Sono sempre stato contento di 

questo posto dove i giovani possono incontrarsi e divertirsi insieme, io 

ringrazio davvero tanto per ciò che ha fatto Alice, perché so che non è stato 

sempre facile occuparsi di tanti ragazzi, quindi posso concludere che per me 

è stata una bella parte della mia vita, spero lo sia stata anche per gli altri. 

Serhiy


Io mi sono trovato benissimo in questi anni grazie all'animatrice, perché 

organizzava delle belle cose come il torneo di calcio ecc.

Gabriel


È brutto che Alice (l'animatrice) se ne va perché ci siamo affezionati molto a 

lei, speriamo che il prossimo sia bravo/a uguale a Alice!

Mi sono trovato bene in questi anni! grazie all’animatrice. 


Il c'entro è un ottimo posto dove passare giornate a divertirsi con gli amici. 

Alla fine ci si diverte sempre e l'animatrice, anche se a volte rompeva un 

po’… sotto sotto era cici :) Speriamo che anche con il tipo nuovo sia la stessa 

cosa E alice ci mancherà un pochino a tutti!  

Thea

 

Ho vissuto dei bei momenti al c’entro giovani, con una bella compagnia e 

occupando al meglio il mio tempo libero con delle attività interessanti e 

divertenti. L’alice l'animatrice era sempre gentile e simpatica e sempre pronta 

a darci una mano.

Michele

e arriva il Chris...

Mi chiamo Christian Polti, sono nato a Bellinzona il 18.10.1971, celibe, abito a Galbisio e sono attinente di Torre, svolgo la professione di educatore sociale da ca 16 anni, durante i quali mi sono occupato delle più variegate casistiche del disagio sociale quali le poli dipendenze (alcolismo, tossicodipendenza ect.), handicap psichici e fisici, immigrazione e multiculturalità. Attualmente mi occupo di prevenzione delle dipendenze adolescenziali.

 

In passato sono stato attivo in svariati ambiti sportivi, inizialmente come praticante per poi in seguito passare all’insegnamento, sia a livello amatoriale nelle società sportive, che professionistico a tempo pieno. Attualmente nel mio tempo libero continuo a praticare delle attività sportive quali lo squash, la mountain bike, il nuoto, lo sci e il telemark. Ho la passione della pesca, e quando il tempo me lo permette, mi reco nei riali di montagna e nei laghetti Alpini sparsi nel nostro territorio.

 

È con molto piacere e notevole entusiasmo, che mi accingo nel raccogliere il testimone dall’animatrice Alice Capretti per la gestione del centro giovanile C’entro a Dongio. Un testimone decisamente impegnativo, considerando l’ottimo lavoro svolto in quasi un decennio dalla responsabile a cui sto per sub entrare, e questo sarà sicuramente un ulteriore stimolo per dare continuità alle attività da lei sin qui svolte,  per poi in seguito introdurre progetti e obbiettivi nuovi.

Chiaramente il processo di cambiamento della gestione del C’entro richiederà tempo, pazienza e qualche inevitabile disagio, ma sempre tenendo ben presente che l’obbiettivo principale resta il benessere di tutti gli utenti che fanno a capo alla struttura e alle attività. Per questo, è mia intenzione porre particolare attenzione alla valorizzazione del territorio e alla collaborazione della sua popolazione, raccogliendo consigli, impressioni, aiuti, chiarimenti e anche reclami, se sarà il caso, ma tengo a sottolineare che l’impronta che intendo dare alla struttura come anche alle attività (interne ed esterne), sarà incentrata all’ascolto,  al rispetto delle regole, dei valori e di una condotta sana e diretta.  Auspico inoltre di poter collaborare con le varie associazioni sportive presenti nel territorio, con la scuola media, le autorità ed i Municipi finanziatori del progetto nonché il Cantone, intendo anche implementare ulteriormente altre collaborazioni inerenti alle attività giovanili a livello Cantonale e Nazionale.

 

Ma gli attori principali di questo progetto sono i ragazzi e ragazze dei comuni di Blenio, Serravalle e Olivone, ragazzi adolescenti come lo siamo stati noi, anche se a volte, presi dalla vita frenetica che la società attuale ci impone,  ce ne dimentichiamo, ragazzi e ragazze con aspettative, problemi ed esigenze un poco diverse dalle nostre alla loro età, adolescenti che forse possono apparire più maturi di quanto lo eravamo noi, ma che poi a volte, chiedono solo di essere ascoltati, valorizzati e di avere uno spazio tutto per loro. È per questo che il C’entro che vorrei, sia una risposta ai loro bisogni, ma una risposta a cui dovranno partecipare attivamente nel trovarla, condividerla, progettarla e metterla in opera, saranno loro, con il mio sostegno e spero anche col vostro, a trovare le soluzioni per passare il tempo libero socializzando in modo sano, nel rispetto delle regole, di se stessi e del prossimo. Spero anche di poter sviluppare un C’entro aperto, aperto agli scambi inter generazionali, alle esperienze di vita vissuta, alla crescita personale, all’ascolto, alla trasmissione di quei valori un poco dimenticati, alle nuove attività, alle uscite didattiche e sportive, alla riscoperta del territorio e delle tradizioni, ai momenti conviviali con grigliate e cene a tema, alle attività di autofinanziamento e tanto altro ancora…

 

 È inoltre mia intenzione avere una canale comunicativo privilegiato con i municipi finanziatori ma anche con le famiglie coinvolte, in modo da poter raccogliere informazioni, consigli ed eventuali aiuti, ma anche per poter aggiornare agli interessati tutti gli sviluppi ed eventuali problematiche emerse nel periodo osservato, credo che l’unione di intenti, la chiarezza e la collaborazione siano una forza in più per rafforzare il senso di appartenenza della comunità, e questo lo vorrei davvero valorizzare. La carne al fuoco è davvero tanta, e sono sicuro, che con un passo alla volta, magari un qualcuno anche all’indietro… si potranno raggiungere parecchie soddisfazioni.